Corrado Molteni, declinare i (bi)sogni

La mission di Mo.1950 - come spiega il fondatore Corrado Molteni - non è solo proporre soluzioni originali, ma trasformare una visione progettuale in qualcosa di coerente e integrato nell’architettura e nello stile di vita di chi abiterà lo spazio, dando al progetto la sua massima espressione

La cucina è uno degli spazi più emozionali della casa, il luogo in cui si concentrano le relazioni che caratterizzano la vita quotidiana ed è un ambiente che racconta abitudini, valori, rituali e modi diversi di vivere. Per questo ogni progetto rappresenta una sfida. Lo sa bene Corrado Molteni anima e guida di Mo.1950. "Il nostro compito non è solo progettare, ma interpretare le esigenze, le aspirazioni e lo stile di vita di chi la vivrà; prima da un punto di vista più largo e antropologico, poi con un focus sul singolo individuo e le sue abitudini". Ogni cliente ha infatti un proprio modo di intendere il benessere, la convivialità, lo spazio e il rapporto con gli oggetti che lo circondano; dunque, l’aspetto emotivo si pone al centro del processo progettuale, il nostro compito è tradurre bisogni concreti e desideri più profondi in uno spazio capace di generare comfort, identità e senso di appartenenza.

MO.1950: appartamento realizzato con studio Kick.Office. La cucina è di Cesar

Oggi la personalizzazione è una delle richieste più strategiche del mercato, significa scegliere finiture, colori o materiali che riflettano il modo in cui una persona vive, si muove e interagisce con la propria casa. "Per riuscirci è necessario partire dall’ascolto, ma anche da una conoscenza approfondita dei sistemi e dei prodotti con cui lavoriamo. Collaboriamo con aziende che mettono a disposizione un patrimonio progettuale molto articolato e il nostro compito consiste nel conoscere a fondo questo linguaggio, comprenderne le potenzialità e utilizzarlo in modo flessibile". Ogni persona sviluppa nel tempo un rapporto unico con gli spazi domestici. Le abitudini quotidiane, le tradizioni familiari, il modo di cucinare, ricevere ospiti o condividere momenti di convivialità generano necessità molto diverse tra loro. "La nostra attività consiste nel tradurre queste esigenze in una configurazione progettuale precisa. La personalizzazione può essere un esercizio estetico ma ancor più la costruzione di un equilibrio tra funzionalità, identità e benessere". Diventa così centrale la connessione tra i vari attori protagonisti nel processo. "Negli ultimi anni le relazioni tra produttori, architetti e distributori si sono evolute da una logica lineare a una più circolare e collaborativa".

MO.1950: residenza firmata con lo studio cinquepuntounocode insieme all'interior designer Alessia Vittani

Una volta per personalizzare i progetti ci si affidava agli artigiani, oggi questi confini sono più permeabili e il valore nasce dalla capacità di lavorare in sinergia. È una relazione circolare, basata sulla fiducia, sullo scambio di competenze e su una visione condivisa della qualità. "Ed è proprio questa collaborazione a generare oggi i progetti più interessanti e duraturi", sottolinea Molteni. Tra le aziende e i prodotti più interessanti che rappresentano bene la visione di Mo.1950 la cucina Tangram di Cesar, disegnata da Garcia Cumini. "Sintetizza due aspetti fondamentali: elevata complessità progettuale e straordinaria libertà compositiva. Frutto di un importante lavoro di ricerca, sviluppo e ingegnerizzazione, questo sistema consente di adattarsi a contesti molto diversi, mantenendo linee fluide e organiche. La flessibilità è nelle sue curve e nelle infinite possibilità di variazione". La qualità, dunque, nasce dalla capacità di mettere la competenza tecnica al servizio della libertà progettuale.