Dal 2024, Federmobili ha istituito un Osservatorio permanente finalizzato a monitorare l’andamento del retail indipendente. Uno strumento capace di intersecare evidenze qualitative – tratte da un’indagine campionaria annuale – e metriche quantitative rilevate da Confcommercio sulle imprese la cui attività prevalente (codice Ateco) è la distribuzione di arredo. «Questo impianto metodologico ci restituisce una fotografia nitida sulla morfologia di un comparto che, nel biennio 2024-2025, ha registrato una crescita sia in termini di volume d’affari sia di tessuto imprenditoriale, muovendosi in controtendenza rispetto a settori insofferenza», spiega Stefano Calzavara, alla presidenza di Federmobili dal 2022. «I consuntivi del 2025 attestano la presenza di 15.259 imprese attive(codice Ateco 24 15.005) - a fronte di una media stabile di 15.005 unità rilevata nel quadriennio 2020-2024 - per un fatturato complessivo che supera i 15 miliardi di euro, all’interno del quale il segmento cucina genera circa il 40% del business. L’evidenza più significativa emerge dall’analisi delle società di capitale, salite a 5.646 unità (codice ateco 24 5.511) nel 2025 rispetto alle 5.511 dell’anno precedente, con una densità occupazionale media di sei addetti».
La sfida e la missione collettiva che ci attende è proteggere e valorizzare questo patrimonio di competenze
Stefano Calzavara attribuisce la genesi di questa espansione strutturale principalmente alla capillarizzazione dei negozi monomarca, formula distributiva che ha vissuto una crescita costante e sulla quale i principali player della produzione di cucine hanno investito con decisione. «Attualmente i punti vendita monomarca rappresentano circa il 18% del retail indipendente», precisa Calzavara. «Se storicamente il ritmo delle nuove aperture ha mantenuto un incremento costante del 3% annuo, il 2025 ha segnato per la prima volta una fase di decelerazione, assestandosi su un +1%. Pur a fronte di un fatturato medio stimato in 740 mila euro, emerge un dato cruciale: il 60% di questi esercizi non riesce a superare la soglia dei 500 mila euro di giro d’affari. Una contrazione che può innescare elementi di criticità per la sostenibilità economico-finanziaria nel medio periodo».
I Numeri 2025 del retail indipendente: 15.259 imprese, 5.646 società di capitali, 18% incidenza monomarca
Se la formula monomarca sembra dunque imboccare una fase di assestamento, il ruolo egemone del mercato resta saldamente nelle mani del negozio indipendente plurimarca. Su questo fronte, la visione del presidente di Federmobili è nitida nell’indicare le coordinate per il futuro. «Il paradigma della personalizzazione, ormai prerequisito imprescindibile per il consumatore, costituisce l’asset strategico per quelle realtà che fondano il proprio vantaggio competitivo sul servizio: dalla consulenza progettuale al post-vendita. Oggi progettare non significa semplicemente comporre moduli, bensì governare la complessità di finiture, palette cromatiche e materiali, integrando competenze differenti. I software di simulazione ottimizzano i tempi, ma l’eccellenza e la sensibilità del retailer rimangono insostituibili. In questo scenario, più che la notorietà dei singoli marchi in portfolio, è l’identità di brand dello store a dover emergere. Le realtà indipendenti devono capitalizzare la propria attitudine alla customizzazione, un fattore competitivo che nel comparto cucina assume un valore discriminante».
il fatturato complessivo del settore nel 2025 e' stato di oltre 15 mld di euro: il 40% dal segmento cucine
Queste architetture strategiche si sono consolidate per arginare la pressione competitiva della GDO che genera un volume d’affari stimato in circa 5 miliardi di euro annui. Un fenomeno di lungo corso – se si considera l’ingresso di Mondo Convenienza nel 1985 e di Ikea in Italia nel 1989 - che ha assunto una grande rilevanza dagli anni 2000, a cui si sono aggiunti competitor legati alle dinamiche del contract e del real estate. Nel frattempo, la transizione generazionale ha portato la distribuzione indipendente nelle mani della seconda e della terza generazione: una classe aziendale che negli ultimi cinquant’anni ha co-progettato, con l’industria, quel modello sistemico del design italiano celebrato in tutto il mondo.



