Cinquant’anni di cucina raccontano molto più dell’evoluzione di un prodotto: raccontano il cambiamento della casa, delle relazioni e dei modi di vivere. È da questa consapevolezza che Ambiente Cucina ha celebrato il proprio cinquantesimo anniversario, mettendo al centro ciò che rende possibile ogni trasformazione: le competenze, la creatività e il dialogo tra tutti gli attori della filiera. “The Skill of Creativity” è il titolo del convegno organizzato il 28 ottobre a Department 184 da Ambiente Cucina, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano. Un’occasione di confronto e ispirazione, pensata anche per amplificare i contenuti del numero speciale dedicato all’anniversario.

Cinque le parole chiave che hanno guidato gli incontri: cura, relazione, culture, innovazione e futuro. Davide Cattaneo, coordinatore Area Architettura & Edilizia del Gruppo Tecniche Nuove, ha sottolineato la volontà di mettere a sistema tutti i rappresentanti della filiera: chi progetta, chi produce e chi consiglia. Ivo Alfonso Nardella, presidente e a.d. di Tecniche Nuove Spa, ha ricordato il valore della conoscenza condivisa: «perché, come diceva Ludwig Wittgenstein, i limiti del proprio linguaggio sono i limiti del proprio mondo. E’ infatti fondamentale conoscere le parole, e leggere o incontrarsi facendolo: noi lo facciamo con gli eventi e con le riviste, e continueremo a farlo, raccontando l’innovazione». Il convegno, organizzato con la supervisione di Laura Tarroni, coordinatrice di Ambiente Cucina, è stato realizzato con il contributo di AEG, Aran Cucine, Decox, Grohe, Häfele, Infinity Surfaces, L&S Italia, Liebherr, Newform, Scavolini, Stosa Cucine.

Cura. La qualità è attenzione alle persone
La prima tavola rotonda si è concentrata sulla cura, facendo dialogare artigianalità e industria, heritage e futuro, sempre con l’attenzione alla persona in primo piano. Per Aldo Parisotto, architetto e co-founder di Parisotto + Formenton, la cucina è diventata uno spazio conviviale, da progettare interpretando le esigenze di chi lo vive: «il risultato di un grande progetto è l’insieme della cura del dettaglio, dal masterplan fino al prodotto, tenendo sempre presente che la funzione è uguale a bellezza in architettura e che si deve pensare a un design che possa essere rigenerato». La qualità infatti deve anche durare: «La nostra capacità – ha osservato Erika Rastelli, Chief People Officer di Aran World - è saper evolvere in base a come cambierà il mercato, il tempo ci impone di sedere su determinati tavoli e di far capire la bellezza del nostro lavoro».

Ha anche raccontato la cura intesa come impegno verso l’azienda e il territorio, con la soddisfazione di migliorare gli ambienti in cui le persone trascorrono il proprio tempo. Marcella Gioggi, Direttore Vendite ItaliaLiebherr, l’ha declinata nella conservazione degli alimenti, grazie a sistemi che assicurino che non ci siano sprechi, coccolando così anche il portafogli «senza dimenticare la nostra attenzione ai dettagli pensati per rendere la vita facile,come i sistemi di apertura automatici e agevolati, e all’ambiente. Per noi il tempo si traduce nel far risparmiare tempo, grazie alla durabilità del cibo e dei nostri prodotti garantiti per dieci anni».
Relazione. La cucina connette persone e competenze
Lo store può essere un luogo d’incontro, la casa un hub di relazioni e la cucina una piattaforma di dialogo e di relazione tra professionsiti e attori diversi. La tavola rotonda sulla relazione è partita da un’analisi del mercato. Mauro Spinelli, Senior Partner, Market Research di CSIL, ha delineato un panorama in cui cresce il peso dei negozi specializzati e del monomarca «per competenza completa, capacità di personalizzare progetto e supporto in consegna e montaggio, con reputazione sul territorio e storicità del punto vendita come driver di scelta», con la cucina sempre più tecnologica (su una cucina di un valore medio di 13.400 euro, il 55% deriva dall’arredo, il 29% dagli elettrodomestici e il 16% dal piano di lavoro) e aperta anche al contract. Stefano Calzavara, Presidente Nazionale Federmobili, ha evidenziato la trasformazione dei punti vendita in «negozi di progetto e di servizio», capaci di mantenere anche un ruolo di baluardi della socialità nei territori.

Marco Baldini, co-Founder diQ-Bic Studio, ha ricordato il passaggio della cucina da luogo di servizio a spazio dell’esperienza, dove i filtri tra gli ambienti permettono di scegliere quando condividere e quando separare. David Sani, Sales Director e membro del CdA di Stosa Cucine, ha sottolineato l’importanza del confronto con designer, fornitori e clienti per orientare prodotto e innovazione, osservando che «il rapporto con tutti gli attori della filiera è fondamentale». Stefano Benvenuti, General Manager diL&S Italia ha concentrato l’attenzione su quello che è diventato un elemento architettonico a tutti gli effetti: «la luce deve adattarsi a uno spazio sempre più fluido, semplificando l’esperienza e facendo esprimere al meglioi materiali. La nostra missione è far splendere il prodotto altrui, confrontandoci su esigenze e bisogni» Per Matteo Zanetta, Export Sales Manager | B.U. Contract Director Newform, anche il miscelatore è passato da strumento di servizio a elemento di design: per questo «poter dialogare con l’architetto e con il cliente è importantissimo».
Culture. Le radici alimentano la ricerca
Il cucinare può essere senza dubbio espressione di cultura e incontro di culture. Per lo chef Tommaso Arrigoni di Innocenti Evasioni, la ricerca parte dal territorio e dalla materia prima, senza rinunciare all’evoluzione: «importante non dimenticare mai da dove arriviamo ma capire che è fondamentale continuare la ricerca del prodotto e della tecnologia, sul territorio e tra i produttori». Marco Gazzola, Project Director e Architects Coordinator di MCA - Mario Cucinella Architects, ha posto al centro l’empatia creativa e l’ascolto del contesto: «non esiste la tabula rasa come condizione di partenza della progettazione. Mario Cucinella dice che il futuro è un viaggio nel passato, è questione di andare a cogliere quanto c’è ancora di buono e di bello nelle culture diverse rispetto alle risposte date nel tempo».

L’architetto e designer Massimo Iosa Ghini di Iosaghini Associati ha richiamato la necessità di sperimentare e valorizzare il genius loci, guardando ai materiali locali e alla responsabilità delle scelte progettuali, nella convinzione che «la cultura che permea il design deve partire da un disrupting». Federica Marchi, Product Manager di Infinity Surfaces, ha raccontato la propria azienda come l’incontro tra l’heritage artigianale e l’innovazione tecnologica, mix capace di rendere la ceramica un materiale sempre più identitario. Marco Fugiglando, ceo di Decox, ha illustrato invece il lavoro sulle cantine per il vino, progettate con un’ampia flessibilità dimensionale per rispondere alle esigenze dei progettisti e dei consumatori «per coniugare i valori italiani del buon vivere e le performances tecnologiche». Giuseppe Ciccolella, titolare e amministratore di Olio Cicolella, ha infine invitato il mondo del progetto a considerare la corretta conservazione degli alimenti: anche una bottiglia di olio di qualità richiede un luogo adeguato, lontano da calore e luce.
Innovazione. La tecnologia deve semplificare
Come approcciare un luogo che racconti gli stili del vivere dell’oggi e del domani? Per Enrico Lago, Industrial Design Team Leader di Italdesign, «l’innovazione è l’unione di un bisogno reale, di un vincolo e una tecnologia che unisce questi due elementi, oltre al risultato della contaminazione tra mondi diversi». L’intelligenza artificiale può supportare il lavoro progettuale, mentre la sfida resta ridurre la complessità per vivere meglio la casa. Davide Viganò, Project Director di Park Associati, ha richiamato la consapevolezza dell’impatto del progetto sulla vita quotidiana e sul contesto, ricordando che l’architettura ha tempi di vita spesso più lunghi delle esigenze di chi la abita: «è importante essere consapevoli del potere che può avere il proprio progetto, intervenendo su una parte della città o sulla vita quotidiana delle persone».

Emmanuele Fontolan, Academy Manager di Häfele ha sottolineato il valore del dialogo con architetti e filiera per comprendere l’evoluzione degli spazi e ha indicato nella formazione, attraverso l’Academy, un ulteriore strumento di crescita: «l’innovazione deve sempre tenere ben presente il tema della semplificazione». Paolo Maga, Direttore Business Unit Grohe Blue, ha spiegato come l’innovazione possa andare oltre il prodotto e modificare gesti e abitudini: con Grohe Blue, il rubinetto diventa anche un elettrodomestico, integrando funzione, design, tecnologia e sostenibilità «La vera innovazione accade quando si va oltre la categoriadi partenza».
Futuro. Nuovi modi di vivere la cucina
E la cucina del futuro? Tre giovani laureandi in Integrated Product Design del Politecnico di Milano hanno portato visioni alternative. Luisa Giannì ha immaginato una cucina modulare condivisa, capace di uscire dalle mura domestiche e favorire l’integrazione culturale. Filippo Perucconi ha proposto di scomporre la cucina tradizionale attraverso moduli collegabili a un binario elettrificato, senza un ambiente prestabilito. Francesco Vasquez ha lavorato sulla vasocottura in microonde, con contenitori ripensati per preservare le proprietà degli alimenti e favorire la convivialità. Venanzio Arquilla, Professore associato presso il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, ha inquadrato queste sperimentazioni come un laboratorio per approfondire nuovi scenari e ripensare la cucina attraverso una tecnologia umanizzata e accessibile.

Nel confronto con l’industria, l’a.d. Scavolini Fabiana Scavolini ha posto l’ascolto delle persone alla base di progetti capaci di integrare cucina e resto della casa, con attenzione alla condivisione, all’autenticità e alla durabilità dei materiali, mentre Carlo Samori, PL Taste Director CA South AEG ha ribadito che la tecnologia deve semplificare la vita senza diventare protagonista, evolvendo insieme alle persone, fino a trasformarsi in «invisible inteligence». In chiusura, la storica ex direttrice di Ambiente Cucina Raffaella Razzano ha richiamato il ruolo della rivista: «Deve essere la voce dei progetti della filiera ma deve anche saper rimescolare le carte e accostare mondi diversi». È anche questa la sfida dei prossimi cinquant’anni di Ambiente Cucina: continuare a mettere in relazione saperi, esperienze e visioni differenti per raccontare una cucina in costante trasformazione, mantenendo al centro le persone.



