Enrico Lago, restituire umanità all’esperienza

L’innovazione non nasce mai da un’intuizione isolata, ma è il risultato di un dialogo continuo tra creatività, tecnologia, cultura progettuale e capacità di leggere i bisogni delle persone. Come spiega Enrico Lago, responsabile industrial design di Italdesign

Nata nel 1968 dall’incontro tra un designer, Giorgetto Giugiaro, e un ingegnere, Aldo Mantovani, Italdesign ha costruito la propria identità proprio sull’integrazione tra visione creativa e competenza tecnica, sviluppando un metodo che oggi trova applicazione ben oltre il mondo automotive. "Per noi l’innovazione nasce sempre dall’intersezione di più elementi", racconta Enrico Lago, responsabile Industrial Design di Italdesign ."Prima di tutto c’è l’uomo: il progetto deve partire dai bisogni reali delle persone. Poi c’è la componente culturale, cioè la comprensione del contesto in cui il prodotto verrà utilizzato e vissuto. Infine c’è la capacità tecnologica, che nasce dall’incontro tra il nostro know-how e quello delle aziende con cui collaboriamo". Un metodo che Italdesign definisce “olistico”, perché capace di mettere in relazione competenze provenienti da mondi differenti. "Lavoriamo nell’automotive, nella mobility, nel product design e in molti altri settori. Questa trasversalità ci permette di trasferire conoscenze, materiali e soluzioni da un ambito all’altro. Ed è proprio da queste contaminazioni che spesso nasce la vera innovazione".

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Secondo Lago, però, l’innovazione non coincide mai con un gesto improvviso o con una semplice intuizione estetica. "È un processo. Le prime proposte di design non sono quasi mai quelle che arrivano in produzione. Il valore nasce dall’interazione continua tra design, ingegneria, sviluppo e tecnologia". Nel racconto di Italdesign, creatività e competenza non sono elementi contrapposti, ma parti complementari di un unico processo progettuale. "La competenza fornisce metodo, cultura e affidabilità. La creatività, invece, apre scenari nuovi e immagina soluzioni inattese. È dalla loro unione che nasce l’innovazione". Non a caso l’azienda ha coniato anche una definizione interna che sintetizza questa visione: Ideneers, ingegneri delle idee. Una espressione che racconta bene la natura ibrida di Italdesign, dove il designer non lavora mai separato dall’ingegnere e dove ogni intuizione deve confrontarsi fin dall’inizio con la fattibilità, la funzione e l’esperienza d’uso. "Questo approccio fa parte del nostro DNA fin dalla fondazione. Il simultaneous engineering, oggi molto diffuso, nasce proprio da questa idea di collaborazione immediata tra creatività e ingegneria. Lavorando insieme si riducono i tempi, si semplificano i processi e soprattutto si progettano prodotti migliori".

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Tra i temi inevitabili nel dibattito contemporaneo sull’innovazione c’è naturalmente anche l’intelligenza artificiale. Italdesign è stata tra le prime realtà a introdure l'AI nei propri processi creativi, soprattutto nelle fasi iniziali di concept. "L’AI è uno strumento di lavoro, non un sostituto del progettista", sottolinea Lago. "Ogni innovazione tecnologica, dal tecnigrafo al 3D, ha generato inizialmente timori simili. In realtà questi strumenti servono ad accelerare e migliorare alcuni passaggi del lavoro". In particolare, l’intelligenza artificiale consente oggi di velocizzare la fase di visualizzazione e sviluppo dei concept. "Prima serviva molto tempo per realizzare rendering e simulazioni. Oggi questi processi sono molto più rapidi e questo permette di esplorare più soluzioni progettuali in tempi ridotti". Resta però centrale il ruolo umano. "L’AI non va da nessuna parte senza l’“Human intelligence”, senza la capacità critica e culturale di chi interpreta gli output. È la persona che guida il processo, che seleziona, corregge e attribuisce valore alle soluzioni generate". Secondo Italdesign, almeno per ora, l’intelligenza artificiale trova la propria applicazione più efficace nella fase creativa iniziale, mentre la parte finale di progettazione e industrializzazione richiede ancora competenze tecniche, sensibilità progettuale e controllo umano molto avanzati. Uno degli aspetti che oggi sta trasformando maggiormente il design riguarda il ruolo dei materiali. Se un tempo il progetto partiva prevalentemente dalla forma, oggi materiali, finiture e interfacce digitali partecipano fin dall’inizio alla definizione del prodotto. "Nel nostro lavoro il dipartimento CMF – Color, Material & Finishing – è diventato centrale», spiega Lago. "I materiali non arrivano più alla fine del progetto: oggi contribuiscono a definirne il linguaggio e le caratteristiche fin dalle prime fasi". Anche in questo caso, l’esperienza maturata nell’automotive rappresenta una risorsa fondamentale. "Il settore automotive è da sempre uno dei principali laboratori di innovazione sui materiali. Molte competenze che sviluppiamo lì vengono poi trasferite ad altri ambiti, compreso il mondo della cucina e dell’home appliance".

Tra le ricerche più interessanti c’è quella sulle fibre naturali alternative al carbonio. "Stiamo sperimentando fibre di lino e cotone al posto della fibra di carbonio, inizialmente per componenti estetici ma con l’obiettivo di estenderne l’utilizzo anche ad elementi strutturali. È una ricerca che unisce sostenibilità, innovazione tecnica e qualità estetica". La sostenibilità, però, non riguarda soltanto i materiali. "Oggi bisogna tornare a parlare di durata e qualità. La vera sostenibilità non è solo utilizzare materiali corretti, ma progettare prodotti che durino nel tempo, che non siano pensati per essere sostituiti rapidamente". Nel mondo della cucina e degli elettrodomestici, uno dei temi più rilevanti riguarda il rapporto tra digitale e esperienza d’uso. Negli ultimi anni l’interfaccia è diventata sempre più protagonista, spesso sostituendo completamente gli elementi fisici. Secondo Italdesign, però, sta emergendo una nuova sensibilità. "Per anni si è andati verso una digitalizzazione totale, schermi ovunque e interfacce sempre più complesse. Oggi invece si comincia a capire che la tecnologia deve essere più discreta, più intuitiva e più umana". Lago parla apertamente di “digital detox”, un concetto sviluppato anche in alcuni concept dell’azienda. "Ci siamo chiesti se davvero fosse necessario trasformare tutto in digitale. In alcuni casi il ritorno a elementi fisici – come una manopola o un comando tattile – può migliorare l’esperienza, renderla più immediata e persino più sicura". Un principio che vale anche per il mondo cucina. «Il design non può essere solo estetica minimale. Il progetto deve restare intuitivo, semplice, naturale». Per questo Italdesign immagina il futuro della cucina come uno spazio sempre più adattivo e centrato sulle persone.

"La parola chiave per il futuro è adattività", conclude Lago. "La cucina dovrà adattarsi alle persone, agli spazi e ai diversi modi di vivere. Dovrà essere flessibile, sostenibile, connessa ma anche capace di restituire umanità agli oggetti e alle esperienze quotidiane". Una visione in cui tecnologia e creatività non diventano mai esibizione, ma strumenti silenziosi al servizio della qualità della vita