Intervista ad Agatha Ruiz de la Prada

Tendenze –

Quando la moda incontra il design: l’esperienza di una fashion designer

Il complesso rapporto moda design risulta oggi particolarmente attuale. Cerchiamo di capire se si tratta di progetti culturali o di marketing, di ricerca o puro divertissement, attraverso le esperienze di una stilista che si affaccia al mondo della casa.

La laurea honoris causa in disegno industriale assegnata nel marzo scorso dal Politecnico di Milano a Giorgio Armani ha in un certo senso ufficializzato un fenomeno già in atto da anni. Quello relativo al progressivo avvicinamento di universi creativi, un tempo ritenuti diversi e distanti come quelli della moda e del design. L'universo dell'art de la table, ad esempio, è sempre più spesso oggetto dell'attenzione di firme e di famosi stilisti di moda. Valentino, Versace, Paul Smith, Kenzo, JeanCharles de Castebajac, Bluemarine, Etro, Missoni, Bottega Veneta, il già citato Armani, giusto per fare qualche nome, firmano servizi attraverso i quali l'eleganza e la raffinatezza del mondo della moda pervade anche la tavola.

Non che questo matrimonio venga vissuto acriticamente, senza paure o sospetti. Al contrario: lo sconfinamento dei marchi di moda nel territorio del progetto viene molto spesso vissuto, soprattutto dai puristi, come un'indebita ingerenza, come un'inutile distrazione, come un divertissement incapace di far progredire la cultura del progetto. Cosa si cela dunque dietro questo fenomeno? Si tratta di puro marketing, ossia del tentativo da parte della moda di estendere la sua forza ad altri ambiti, con il fine di conquistare nuovi mercati? Certo questa è un'ipotesi da tener presente anche se ogni caso andrebbe forse analizzato singolarmente.

LA CASA DI AGATA
Prendiamo ad esempio il concept di Agatha Ruiz de la Prada, nota fashion designer e creatrice di collezioni per la tavola e per la casa. Ripercorrendo il suo iter professionale ci si rende conto di come l'attenzione nei confronti della casa sia parte integrante di un progetto creativo mirante alla costituzione di un universo in cui la funzione (o la vestibilità, nel caso degli abiti) lascia spazio ad una travolgente estetica, ludica e solare, il cui punto di forza è un abile e sapiente uso del colore.
Dalla continuità tra mondo del design e del fashion, prende le mosse l'intervista che segue.

Signora de la Prada, da affermata creatrice di moda, all'inizio degli anni Novanta ha esteso la sua creatività anche al mondo della casa, realizzando la collezione di recipienti Bidasoa. Quali motivazioni l'hanno portata a compiere questa scelta? “Sono figlia di un architetto e il design ha sempre esercitato su di me un grande fascino. Credo che il design di oggetti rappresenti un bellissimo prolungamento del disegno di vestiti. Una bella tavola è come la scenografia di una sfilata”.

La sua è una casa coloratissima, solare, sensuale e ludica. Cosa risponde a tutti quei critici che vorrebbero che nell'universo degli oggetti domestici prevalesse la funzionalità? “Una volta gli oggetti erano solo utili. Oggi non è più così. Attualmente le forme che ci circondano sono pervase da una grande attenzione estetica e da una ricerca formale molto raffinata, che hanno il fine di rendere gradevole anche il gesto più normale e quotidiano come il lavarsi i denti, fare le pulizie, cucinare...”

Quali punti di contatto e quali differenze caratterizzano il suo lavoro nel campo della moda e in quello del design? “Il punto di partenza per la mia attività di creatrice di moda e di designer è il profondo amore che nutro per l'arte contemporanea, in particolare per quella astratta e per quegli artisti che usano colori vivaci. In questa passione sta la differenza con gli altri fashion designer che in massima parte provengono dal mondo della sartoria”.

La casa a seconda delle epoche e degli stili di vita assume significati sempre diversi che si traducono negli oggetti e nelle forme che via via la popolano. Qual è il significato della casa oggi secondo Agatha Ruiz de la Prada? “La casa per me deve innanzitutto riflettere la contemporaneità. Deve essere comoda, spaziosa, silenziosa, deve ospitare uno spazio per i libri e dalle finestre si deve poter godere di una vista gradevole. Quella che ho in mente è una casa capace di comunicare allegria attraverso il colore e la luce”.

Recentemente Giorgio Armani è stato insignito di una laurea ad honorem in Industrial design. Ci sembra che questo fotografi molto bene i tempi che stiamo vivendo: tempi in cui le diverse discipline creative tendono a unirsi. L'arte influenza il design, il design la moda e viceversa... Cosa ne pensa di questo melting pot espressivo? “Ritengo che la moda stia acquisendo un potere incredibile. Tra poco entrerà anche nell'alimentazione e nel campo della salute: spaghetti Giorgio Armani, Aspirina Christian Dior...”.

Nell'ambito del design c'è qualche progettista che le piace particolarmente e che magari ha influenzato il suo stile? “Direi soprattutto i grandi architetti come Gaudì (di cui la mia famiglia era mecenate) e José Luis Sert (sempre della mia famiglia). Sono anche innamorata del Bauhaus. Dell'Italia invece mi entusiasmano Alessandro Mendini e Ettore Sottsass”.

Sia i suoi abiti sia i suoi oggetti per la casa sarebbero perfetti nei film di Pedro Almodovar. L'ha conosciuto e le piacerebbe lavorare per lui? “L'ho conosciuto perché entrambi abbiamo vissuto la movida madrileña. Lo ammiro, però non ho mai lavorato con lui anche se mi piacerebbe molto”.

Quali suggestioni (mi riferisco alle più diverse espressioni della creatività: musica, cinema, letteratura, poesia, teatro, ecc.) abitano l'universo di Agatha Ruiz de la Prada? “Nell'ambito del fare creativo l'aspetto visivo è per me il più importante. Sono inoltre una lettrice accanita! Potrei insomma dire che per me la cultura è addirittura più importante che mangiare!”

Ha nuovi progetti relativi all'universo della casa? E se sì, quali? “Ho sempre nuove idee però, a differenza di quanto avviene nel mondo della moda, realizzare progetti nel campo del design richiede molto tempo...”

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