Incontro tra fascino storico e design

Un appartamento nel centro di Palermo viene trasformato dallo Studio Didea in una dimora su misura che gioca sull'equilibrio tra memoria urbana e interior design e che punta sul volume soft dell'isola cucina

Nel vibrante tessuto urbano di Palermo, l'elegante appartamento ristrutturato da Studio Didea si presenta oggi come un gioiello architettonico, frutto di un restauro capace di far dialogare memoria storica e visioni contemporanee. L'intero progetto nasce dal profondo desiderio di una giovane coppia di disporre di una casa in cui la routine quotidiana potesse intrecciarsi con la memoria storica della città. L'appartamento si trova infatti all'interno di un palazzo nobiliare le cui fondamenta custodiscono secoli di storia palermitana; ogni elemento architettonico preesistente narra un passato ricco e complesso, oggi reinterpretato attraverso un design sartoriale. Il risultato è un affascinante habitat in cui ogni dettaglio è stato ripensato per rispecchiare l'identità dei padroni di casa, tessendo un filo conduttore continuo tra l'eredità del passato e le esigenze della vita moderna. In questo contesto, "giorno e cucina diventano un unico ambiente dove si preparano i cibi, si mangia e si vive nella stessa luce; il resto della casa conserva la sua sequenza di stanze", ci spiega l'architetto Nicola Giuseppe Andò, Architect Co Founder & CEO di Studio Didea. Che per questo spazio open ha concepito un'isola dai contorni arrotondati e in sintonia cromatica con i mobili living.

La cucina open space incentrata sull'isola con fiancata arrotondata, abbracciata dal muretto con fioriera superiore

"I proprietari sono una coppia giovane: lei medico, lui imprenditore", prosegue l'architetto Andò."La loro richiesta si poteva sintetizzare in una frase sola, la più difficile: una casa contemporanea che non perdesse la bellezza delle sue radici. Tutto nasce da lì. Noi infatti non abbiamo arredato una casa storica, ma l'abbiamo 'ascoltata', affiancandole pochi gesti netti e contemporanei come i volumi laccati, la parete a listelli, l'isola 'morbida', ponendoli in dialogo con la graniglia e le proporzioni originali. Niente che riempie: volumi che ordinano".

L'area pranzo di fronte all'isola color rosso terracotta

Preservare gli elementi tradizionali

"Prima del cantiere era un appartamento con stanze in sequenza, collegate da porte allineate su un asse centrale - secondo il ritmo della casa borghese palermitana. Abbiamo lavorato di misura, non di demolizione; rimosso solo i tramezzi non strutturali, allargato le aperture sulle murature portanti, lasciando intatta la spina muraria", spiega il progettista.

"Liberata la pianta, l'abbiamo ricostruita e reinterpretata sul brief dei proprietari — non una scatola aperta, ma la stessa sequenza di stanze, con soglie che ora respirano. Il resto è memoria conservata: i pavimenti prima di tutto, con 15,36 mq di maioliche storiche recuperate e ricollocate, 65 mq di cementine nuove integrate dove il disegno era interrotto e 72 pezzi originali tenuti come riserva, calcolati senza sfrido. E poi cornici, stucchi, sopraluce e infissi: restaurati, non sostituiti".

L'isola dal volume rosso e soft

"L'isola è il pezzo che 'tiene' la stanza", prosegue l'architetto Andò. "Non si tratta un blocco tecnico, ma un volume morbido: profilo curvo, anta a battente e gola al posto delle maniglie, così che piano e fianchi siano un'unica pelle continua. E come una scultura, e abbassa la "tecnica" della cucina al livello di un mobile".

"Il top è in Fenix spesso un solo centimetro, a filo del lavello; sotto, uno zoccolo in alluminio lascia il volume sospeso, mentre il piano cottura Bora a estrazione integrata libera l'aria sopra l'isola. La palette — terracotta, sabbia, calce — è la terra del Mediterraneo: bassa di saturazione, opaca, senza un riflesso. Il rosso terracotta è l'unico accento; tutto il resto fa silenzio, in dialogo con la graniglia storica del pavimento".