Gruppo Aran: tutti i goal di Renzo Rastelli

    Rastelli Renzo Gruppo Aran
    Il CEO e titolare del Gruppo Aran, Renzo Rastelli, racconta la sua storia personale e imprenditoriale di successo: da giovane calciatore a "capitano" di un grande Gruppo che agisce a livello globale mantenendo le sue salde radici locali

    Dal 2005 la proprietà del Gruppo Aran è stata acquisita da Renzo Rastelli che, dopo una lunga carriera in azienda iniziata a soli vent’anni, era arrivato a guidarla come amministratore delegato. Con uno sguardo sempre rivolto a nuove frontiere e un legame altrettanto solido con le radici e la famiglia, Rastelli racconta le tappe principali della sua storia ricca di sfide e di traguardi raggiunti.

    Un passato giovanile da calciatore. Quanto ha inciso l’attività agonistica sulla sua determinazione come imprenditore?
    Ricordo ancora quel goal del 1981 che valse alla squadra in cui giocavo, il Pineto Calcio, il salto di categoria. Ricordo con quanta determinazione volevo, insieme ai miei compagni, portare un risultato. Ero combattivo. Quando hai fame, corri. E quando giochi in una squadra, capisci l’importanza del gruppo per il raggiungimento dell’obiettivo comune e concretizzi che la somma delle singole potenzialità risulta essere maggiore se ci sono coesione, aiuto e fiducia reciproca. Tutti questi insegnamenti, dalla fatica, alla fiducia, alla gestione dello stress, fino appunto allo spirito di squadra, sono stati fondamentali per il mio percorso di uomo e di imprenditore.

    Squadra Pineto Calcio
    C’era una volta... Renzo Rastelli, in basso nella foto, secondo da sinistra, quando era un giovane e talentuoso giocatore del Pineto Calcio: lo sport come scuola di vita e carattere.

    Quale è stata la prima “partita” vinta nella vita professionale e quale quella più difficile?
    Parto dal 2001, anno molto particolare nella storia dell’azienda. Eravamo già noti all’estero, tanto da destare l’attenzione di una importante multinazionale statunitense, la Masco Corporation, un vero e proprio gigante globale del settore arredo. Disponevano di una forte liquidità e stavano investendo in Europa con l’obiettivo di ampliare le società del proprio gruppo. Con un’offerta che non potevamo rifiutare, decisero di rilevare la nostra realtà aziendale. Negli anni a seguire e fino al 2005 innescarono una vera e propria rivoluzione dell’azienda dal punto di vista sia amministrativo sia organizzativo con importanti ottimizzazioni di processo produttivo e controllo della qualità. Aspetti che ci fecero crescere moltissimo. Eravamo all’avanguardia con loro.

    Ma nel 2005 accadde l’impensabile. Ricordo che era settembre e che senza alcun preavviso arrivò una delegazione del gruppo che ci comunicava che avrebbero venduto. Furono mesi molto difficili perché quel sogno che si era realizzato e che veniva quotidianamente condiviso con estremo orgoglio e passione da 300 dipendenti, stava andando in fumo. Fu la prima volta in cui mi sentii impotente. Di certo non potevo lasciare a casa chi come me aveva creduto in questa azienda, che per noi era più di un lavoro.

    Decisi così di mettere in gioco il mio patrimonio e di rilevare Aran World. O quantomeno di provarci. L’appoggio dell’istituto di credito Sanpaolo Imi fu determinante. Quello stesso anno, il 21 dicembre, a pochi giorni dal Natale, si mise nero su bianco la cessione di Aran World Srl.

    QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DI GENNAIO DEL 20O6 LO RICORDO BENE. E AVEVO IL FIATO SOLO PER POCHE PAROLE: “ARAN WORLD TORNA ITALIANA”

    Al rientro in azienda, agli inizi del 2006, inviai una mail a una cinquantina di collaboratori e dipendenti - gli amici di sempre, gli uomini più fidati, i dirigenti - e li chiamai a raccolta. Erano le cinque del pomeriggio, e avevo il fiato per poche parole: «Aran World torna italiana». La nostra azienda, che si era consolidata dal punto di vista organizzativo, manageriale e culturale negli anni americani, si scopriva capace di stare sulle proprie gambe, di guardare con fiducia al terzo millennio.

    Quali sono state le mosse vincenti che hanno segnato la storia di Aran Cucine?
    È davvero nato tutto da una intuizione e dall’attenzione alle esigenze di mercato... Viaggiare continuamente ci fece capire che per dare una svolta alle nostre esportazioni avevamo bisogno di consegnare mobili non sono nella versione assemblata. Ciò avrebbe permesso a molti clienti, per i quali la manodopera non aveva un costo elevato, di risparmiare molto su spese di logistica, evitando così le rotture che spesso avvenivano quando le distanze da percorrere su strada erano lunghissime. Oggi pensiamo di essere una delle poche aziende al mondo, se non l’unica, ad avere un catalogo con oltre mille finiture e componentistica per tutti i continenti, con la possibilità di consegnare qualsiasi elemento della cucina sia in versione montata sia non assemblata.

    Aran Cucine modello Volare
    Volare, qui in versione Canaletto Matt e laccato Glossy Pure White, è da sempre una delle cucine iconiche di Aran.

    Aran è un’azienda internazionale con profonde radici locali.
    Quanto ha influito il territorio nel successo dell’azienda?
    Pensare globalmente agendo localmente mi ha aiutato molto nel mio percorso di imprenditore e di uomo. Continuare a mantenere l’intera produzione nella zona industriale di Atri, in Abruzzo, rimane quindi un punto fermo.

    Siamo un’azienda di una piccola regione del centro Italia fatta di persone che si conoscono tutte per nome e cognome, dove il rapporto con i fornitori, con i collaboratori esterni non è solo telematico ma tangibile, umano. L’intera filiera del nostro gruppo è del posto e far lavorare gente conterranea che si dedica con passione al proprio mestiere dà benefici all’azienda visibili sia nella qualità del prodotto sia nel benessere dei collaboratori.

    Per noi è motivo di grande orgoglio poter affermare che la produzione di Aran World sia 100% italiana, e nello stesso tempo sapere che Aran Cucine arreda il 432 di Park Avenue, il palazzo più alto e lussuoso di New York o il 125 di Greenwich Street, vicino al Memorial, o altri ancora...

    ARAN 432 Park Avenue_
    Il Gruppo Aran World ha da sempre una forte vocazione all’export, e negli anni ha consolidato definitivamente la presenza sul mercato estero anche attraverso progetti di grande importanza, come il 432 Park Avenue di New York.
    Cucine contract Aran Cucine a New York City 432 Park Avenue - Ambiente Cucina
    Una delle cucine fornite da Aran Cucine per il progetto residenziale 432 Park Avenue a New York City.

    Quanto l’unità famigliare ha contribuito a rafforzare la storia imprenditoriale? Come è coinvolta la famiglia Rastelli?
    L’essere rimasto orfano di padre a dieci anni ha certamente segnato la mia storia. Provengo da una umile famiglia, sono il terzo di tre figli e i miei fratelli maggiori assieme a mia madre mi hanno supportato nella delicata fase adolescenziale, età in cui ho incontrato mia moglie, con una storia simile alla mia. Abbiamo guardato nella stessa direzione costruendo una famiglia, mettendo al mondo cinque figli, restando sempre vicini. Fare questo lavoro comporta una unità familiare non indifferente perché ha richiesto e richiede un grande sacrificio, soprattutto relativo al tempo che si trascorre o non si trascorre coi propri cari. Senza i valori sui quali è fondata, viaggiare tanto avrebbe messo a rischio la mia famiglia. Oggi le mie prime due figlie lavorano in azienda con ruoli di controllo e strategici, avendo respirato l’aria della fabbrica sin da piccole, avendo condiviso da adolescenti diverse pizze serali coi miei uomini di fiducia quando per caricare i camion si lavorava fino a notte fonda.

    Quali sono le priorità che ha individuato per la crescita futura dell’azienda?Puntiamo a consolidare la leadership all’estero e ad aumentare le quote nel mercato interno attraverso la crescita del brand, anche grazie alla distribuzione selettiva che stiamo attuando. Pensiamo che la formula del monomarca sia il migliore strumento per raggiungere tale obiettivo, assicurando un corretto flusso di fatturato all’azienda. Guardo al futuro con grande fiducia.

    Aran Cucine, modello Oasi, ph. Marco Menghi
    Aran World ha investito in ricerca e sviluppo avviando collaborazioni con importanti architetti e designer, tra cui Ferruccio Laviani, Karim Rashid, Makio Hasuike e Stefano Boeri. È firmato proprio da quest’ultimo il progetto Oasi presentato a Eurocucina 2018 (ph. Marco Menghi).
    Sipario, il sistema cucina disegnato da Makio Hasuike per Aran Cucine mette al centro di ogni spazio l'arte del cucinare, con i suoi gesti e i suoi riti conviviali

    Renzo Rastelli, classe 1962, è titolare e CEO del Gruppo Aran World, azienda italiana che distribuisce in 120 Paesi le collezioni dei brand Aran Cucine, Newform Ufficio e Rastelli. Nel 2019 il Gruppo ha registrato un fatturato di 88 milioni di euro.