Food Design Studio e l’architettura alimentare

Food Design Studio è nato da un’idea di Paolo Barichella, concretizzatasi
grazie all’incontro con lo chef Roberto Carcangiu: i due, confrontandosi sulle
necessità di dialogo dei rispettivi settori, hanno iniziato un percorso che li
ha portati oggi a produrre contenuti per alcuni tra i maggiori brand di rilievo
nel panorama produttivo internazionale del Food & Beverage.
A detta dello stesso Barichella, infatti, solo pochi grandi
professionisti come Giorgio Giugiaro hanno prodotto contenuti di Food
Design
ad alto livello, prima che questa branca della
progettazione si delineasse come disciplina vera e propria nel campo
trasversale del design. In Italia, sarà proprio Paolo Barichella a promuoverne
la diffusione, contribuendo alla fondazione di una Comissione Tematica
all’interno dell’ADI
, nel 2006.

Ma in cosa consiste il food design? Sempre a detta dell’ideatore
dello Studio, significa dare forma – la giusta forma, naturalmente – a un’esigenza
in campo alimentare.
Food Design
Studio fornisce appunto servizi di
progettazione, creazione contenuti, ricerca e sviluppo, consulenza e formazione
relativi a questa nuova disciplina, con interlocutori che spaziano dalle
industrie del comparto alimentare ai produttori di strumenti e strumentazione
per la tavola, la cucina e la ristorazione.
In concreto, tra le attività dello studio rientrano la
progettazione di prodotti e strumenti per la cucina e l’alimentazione, come
pure l’ideazione di concept di food design in occasione di eventi, per il
banqueting e il catering
.
Ancora più nello specifico, l’esperienza combinata di
Roberto Carcangiu e Paolo Baricchella, con due background altamente
specializzati e complementari, permette allo studio di intervenire con un
approccio progettuale a questioni inerenti la stessa produzione ,
sviluppando nuovi percorsi produttivi (oltre che per la conservazione e
rigenerazione) o, direttamente, nuovi prodotti alimentari.

È questo il caso di Take-eat, i nuovi prodotti di Food Design
Studio realizzati stampando materiale alimentare a base di farine diverse,
amidi e sostanze biocompatibili: in diversi formati, costituiscono
un’alternativa sostenibile (perché biodegradabili, se proprio non si decide di
mangiarli direttamente) all’ingente consumo di plastica per la produzione di
supporti “usa e getta” durante i buffet, i catering e via dicendo.

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