Ad Alcova, Fap Ceramiche sceglie di lavorare sulla materia come linguaggio. Con l’installazione “A matter of matter”, presentata negli spazi dell’ex Ospedale Militare di Baggio, (via Labus 10) il brand propone per questa MDW 2026 un’esperienza immersiva che mette al centro la ceramica, indagandone le potenzialità espressive oltre la funzione di rivestimento. Il contesto amplifica il racconto. L’edificio, carico di memoria e attraversato da una natura spontanea, diventa parte integrante del progetto, generando un dialogo tra costruito e paesaggio. In questo scenario, la ceramica si inserisce come elemento vivo, capace di interpretare lo spazio e restituirlo sotto una nuova luce.
L’installazione si sviluppa attraverso una sequenza di volumi scultorei che articolano l’ambiente e invitano il visitatore a muoversi all’interno di un percorso aperto. Le superfici riflettenti e gli accenti metallici catturano la luce naturale, moltiplicandone gli effetti e contribuendo a costruire profondità e dinamismo. Finiture lucide e materiche convivono in equilibrio, creando un continuo gioco tra luce e ombra. Il progetto si fonda su una ricerca percettiva. Le trame tridimensionali generano variazioni visive che cambiano al variare del punto di osservazione, mentre le diverse texture amplificano la dimensione tattile. Il visitatore non è spettatore passivo, ma parte attiva dell’esperienza: le superfici possono essere toccate, esplorate, vissute direttamente.
“A matter of matter” si inserisce nel percorso di ricerca che Fap Ceramiche porta avanti da tempo sul ruolo della materia nel progetto contemporaneo. La ceramica viene interpretata come un vero e proprio alfabeto progettuale, composto da superfici diverse ma complementari, in grado di dialogare tra loro e di costruire nuove relazioni spaziali. Il legame con le sperimentazioni presentate al Cersaie 2025 è evidente: anche in questo caso, la materia diventa strumento per definire identità e atmosfera, superando la dimensione puramente funzionale. L’attenzione si sposta dalla singola superficie all’insieme, alla capacità di generare equilibrio e coerenza all’interno dello spazio.
Ad Alcova 2026, questa ricerca si traduce in un’installazione che lavora per sottrazione e intensità. Non c’è un racconto lineare, ma un’esperienza fatta di percezioni, variazioni e dettagli. La ceramica si trasforma in architettura viva, capace di adattarsi al contesto e di interagire con chi la attraversa. Il risultato è un progetto che riflette una visione evoluta del materiale: non più semplice finitura, ma elemento generativo, in grado di contribuire alla costruzione dello spazio contemporaneo. Un approccio che mette al centro la relazione tra materia, luce e individuo, aprendo nuove possibilità per il design e l’architettura.



