Come le persone vivono e interpretano oggi lo spazio cucina? Con Joanna Damaszko, Senior Insights Manager di Nextatlas (piattaforma di trend fore-casting che analizza segnali culturali e conversazioni digitali) cerchiamo di capire come le trasformazioni sociali e culturali stiano incidendo sull’evoluzione degli spazi abitativi. “Negli ultimi anni la casa ha smesso di essere un semplice contenitore funzionale ed è diventata un vero e proprio sistema adattivo – spiega Joanna Damaszko -. Attraverso il social listening osserviamo come gli spazi domestici reagiscano in tempo reale alle pressioni esterne: economiche, sociali, emotive. La casa oggi assorbe funzioni che prima venivano esternalizzate (socialità, benessere, intrattenimento) e questo la trasforma profonda- mente. Non è più uno spazio aspirazionale da esibire, ma un ambiente che deve funzionare, rassicurare e sostenere la quotidianità”.

Quanto contano oggi emozioni, benessere e identità personale nel rapporto con l’abitare? E si notano differenze generazionali?
La dimensione emotiva è diventata centrale. Dopo anni di estetiche fredde e razionali, emerge un bisogno diffuso di familiarità, calore e riconoscimento identitario. Le persone vogliono spazi che “sentano” come propri, non perfetti ma vissuti. A livello generazionale, i più giovani mostrano una relazione meno formale con la casa: per loro è uno spazio fluido, condiviso, dove lavoro, socialità e tempo libero convivono senza rigide separazioni. Uno spazio da personalizzare il più possibile anche nel tempo, anche solo con piccoli dettagli. Quick Refresh è uno dei temi che emergono con grande rilevanza. Le generazioni più adulte, invece, cercano soprattutto comfort e stabilità, ma anche loro stanno progressivamente abbandonando l’idea della casa come vetrina.
In questo scenario, perché la cucina è tornata a essere uno degli ambienti chiave della casa contemporanea?
La cucina è oggi uno dei luoghi più sensibili ai cambiamenti sociali ed economici. È uno spazio-barometro: qui si incontrano quotidianamente attenzione al costo della vita, relazioni e rituali personali. L’aumento dei prezzi e la riduzione delle occasioni di consumo fuori casa non stanno solo spingendo a cucinare di più, ma stanno ridefinendo il ruolo strutturale della cucina, che diventa il cuore esperienziale della casa.

Che ruolo ha dunque oggi la cucina? È ancora solo uno spazio di servizio?
Assolutamente no. La cucina contemporanea non è più un backstage da nascondere, ma uno spazio centrale e visibile. Sempre più spesso funziona come un nuovo salotto: un ambiente informale dove si cucina, si lavora, si socializza. I dati mostrano una crescita molto forte delle occasioni di “cucinare insieme”, che riflettono nuove forme di socialità più intime e a basso sforzo. Il tema Cooking With Friends ad esempio è cresciuto del 166% in Q4 2025 rispetto al Q4 2024. La cucina è spazio che accoglie, senza gerarchie rigide tra funzione e relazione.
Quanto contano dimensione emotiva e identitaria nel rapporto delle persone con la cucina?
Contano moltissimo. Trend come la Cozy Kitchen non vanno letti solo in chiave estetica, ma come risposta emotiva a un contesto percepito come instabile. Calore, intimità e rassicurazione diventano elementi progettuali. Anche fenomeni come la diffusione delle coffee station domestiche raccontano il bisogno di mantenere piccoli rituali di gratificazione quotidiana all’interno della casa, compensando la rinuncia ad alcune abitudini esterne.

Quali sono i trend più rilevanti che emergono oggi in termini di materiali, colori e finiture?
Osserviamo un ritorno deciso verso materiali caldi, texture visibili e superfici stratificate. Crescono le palette cromatiche avvolgenti, i legni, le ceramiche, i tessuti materici. Il minimalismo freddo lascia spazio a una nuova densità visiva: oggetti e arredi comunicano solidità, durata, presenza. La crescita molto forte del design delle forme rotonde (+96%) e curvilinee (+68%) segnala qualcosa di più profondo: un cambiamento nel modo in cui le persone vogliono sentire gli spazi, non solo guardarli. Le forme morbide emergono in un momento in cui il contesto esterno è percepito come rigido, angolare, conflittuale. Le curve non sono solo decorative: riducono la tensione visiva, invitano al contatto, rallentano lo sguardo. In termini percettivi, comunicano sicurezza, continuità, accoglienza. Anche gli elementi a vista - come stoviglie e ripiani aperti - diventano parte attiva del racconto identitario dello spazio. E interpretano quel desiderio del quick refresh di cui abbiamo parlato.
E per quanto riguarda soluzioni salva-spazio e modularità?
La pressione sulla riduzione delle metrature e dei budget a disposisizione spinge verso cucine sempre più iper-funzionali. Ogni elemento deve svolgere più ruoli: contenere, organizzare, arredare. La modularità non è solo una risposta tecnica, ma un’esigenza culturale: permette adattabilità, personalizzazione e una gestione più consapevole dello spazio nel tempo.

Come si integra il tema della sostenibilità in questo quadro?
La sostenibilità oggi è meno dichiarativa e più pratica. Si traduce in durabilità dei materiali, in scelte progettuali flessibili, nella possibilità di rinnovare gli ambienti con piccoli interventi, il quick refresh appunto è una sostenibilità quotidiana, fatta di aggiustamenti progressivi più che di grandi ristrutturazioni.
Che impatto hanno tecnologia e innovazione sull’esperienza in cucina? Possiamo parlare di cucina come hub tecnologico?
Sì, ma in modo meno spettacolare rispetto al passato. La tecnologia è più integrata e invisibile. Elettrodomestici smart, app e sistemi di controllo servono a semplificare la gestione quotidiana, non a stupire. Anche l’AI entra in cucina come supporto: pianificazione, ottimizzazione dei consumi, suggerimenti personalizzati. La tecnologia diventa un abilitatore silenzioso di comfort ed efficienza.

Dal vostro lavoro di social listening, quali sono le parole chiave che emergono con più forza nel racconto che le persone fanno oggi della cucina?
Le parole ricorrenti sono “calore”, “condivisione”, “comfort”, “quotidiano”. Ma anche “solidità”, “materia”, “presenza”. La cucina viene raccontata come uno spazio da sentire, non solo da guardare. Un luogo che offre stabilità emotiva e relazionale in un contesto esterno sempre più fluido. In questo senso, la cucina è forse l’ambiente che meglio racconta il nostro presente.



