La ripresa secondo Applia Italia

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    Marco Imparato, direttore generale di Applia Italia, dà voce alla richiesta di aiuto concreto per i produttori di apparecchi domestici e professionali, perché produzione e mercato possano ripartire con slancio

    «La nostra è un’industria con chiara vocazione all’export: la situazione risulta quindi difficile sia sul fronte nazionale sia continentale, anche perché stiamo assistendo a una ripresa della produzione ancora parziale, non a pieno regime e con una intrinseca lentezza. Ma si possono vedere anche alcune opportunità da cogliere e se a queste verranno aggiunti stimoli e incentivi al consumo, vorrà dire che avremo positivi elementi in grado di velocizzare auspicabilmente la ripresa».
    Questa l’analisi di Marco Imparato, direttore generale di Applia Italia.

    Quale è stato l’impatto del lockdown sul vostro comparto?
    L’impatto del lockdown ovviamente ha avuto, e sta avendo, effetti devastanti sul nostro comparto, come per molti altri settori industriali del Paese. La produzione è rimasta bloccata a lungo, le vendite si sono quasi azzerate; assistiamo ora a una timida ripresa che non potrà che essere graduale. Per ciò che riguarda le vendite, è vero che i negozi di elettrodomestici - inquadrati come beni essenziali - sono rimasti aperti, ma la realtà dei fatti è che il mercato è rimasto sostanzialmente fermo, questo pur a fronte di una marcata crescita dell’online che evidentemente non può compensare il brusco calo del canale fisico. A oggi, inoltre, non tutti i canali della filiera sono stati coinvolti dalla ripresa, pensiamo in particolare al mondo delle cucine.

    Parlando di dati, il mese di aprile ha visto un calo generale del sell-in dei nostri prodotti del 70- 80%, con le dovute differenze interne a seconda dei singoli settori. In questo scenario apocalittico i numeri più negativi, al momento, riguardano il mondo del built-in e i prodotti che necessitano di un’installazione tramite personale specializzato. Ovviamente il lockdown ha avuto un impatto rilevante sulla situazione dei lavoratori. Le fabbriche sono state chiuse per un lungo periodo e oggi non possiamo registrare un’operatività al 100%; le necessarie ed eccezionali norme di sicurezza dettate dalla situazione hanno comportato una riorganizzazione interna generale, proprio per salvaguardare la salute e garantire la sicurezza dei lavoratori.

    Con la ripresa della produzione quale scenario si sta delineando, sia rispetto al mercato italiano sia per l’export, quota molto importante del business?
    Il triste scenario osservato in Italia si presenta, in maniera più o meno analoga, nella maggior parte dei Paesi europei (fatta salva probabilmente l’area dei paesi scandinavi), sbocco naturale del nostro export. In diversi Paesi il lockdown è ancora in corso, molte realtà sono tuttora in stato di arresto e le vendite ne risentono. Inevitabilmente ci sarà un ritorno alla normalità ma prevederne i tempi non è impresa facile. Certo è che, osservando lo stato attuale delle cose, si possono vedere alcune opportunità da cogliere: dovendo rimanere tra le mura domestiche, abbiamo tutti vissuto la nostra casa (e il mondo della cucina in maniera particolare) in modo più diretto e con più attenzione, con una inedita sensibilità. Alcuni trend, penso all’igiene, alla purificazione degli ambienti, risulteranno ancora più marcati. Molte persone, presumibilmente, con l’allentamento delle restrizioni utilizzeranno maggiormente le seconde case, cercando quindi di vivere con ancora più piacere l’ambiente cucina e l’abitazione. Se come industria saremo in grado di cogliere queste sensibilità, e se a questo verranno aggiunti stimoli e incentivi al consumo, avremo positivi elementi in grado di velocizzare la ripresa.

    Ci saranno settori del vostro comparto che patiranno maggiormente rispetto ad altri?
    La difficoltà è generale e i numeri che inquadrano la situazione non hanno precedenti. In una prima fase, risulta evidente, come già accennato prima, che il built-in e i prodotti che richiedono un’installazione, e quindi personale specializzato che si rechi all’interno dell’abitazione, affrontino delle difficoltà aggiuntive rispetto ad altri settori. Anche i prodotti con forte stagionalità dovranno confrontarsi con ulteriori criticità. Tuttavia, confidiamo che la situazione possa trovare, nuovamente e in tempi relativamente brevi, un giusto equilibrio.

    Quali sono le maggiori problematiche a cui devono far fronte i vostri associati?
    Sono problematiche di doppia natura: sul fronte della produzione e sul fronte del mercato. Per quanto riguarda la produzione, sono state messe in atto rilevanti disposizioni per riprogrammare la fase produttiva e organizzativa dell’azienda con la finalità di garantire la massima sicurezza per i dipendenti. L’eccezionalità della situazione richiede provvedimenti aggiuntivi per salvaguardare ogni lavoratore all’interno degli stabilimenti. Questo aspetto comporta inevitabilmente un coordinamento più complesso, con ripercussioni anche su una produzione che deve fare i conti con ritmi rallentati.

    Non solo la produzione è stata ferma ma, con lei, lo sono state anche le attività connesse come ad esempio Ricerca e Sviluppo, la certificazione dei prodotti. Si tratta di un intero processo che dovrà riprendere a pieno regime. Eravamo impegnati, ad esempio, ad accogliere l’entrata in vigore della nuova etichettatura energetica, ma il tutto ha subito sostanziali e inevitabili rallentamenti. Su questo tema in particolare, abbiamo chiesto alla Commissione europea un rinvio di quattro mesi rispetto alla data di inizio prevista, in modo da poter presentare in tempo sul mercato prodotti conformi alle nuove norme e mantenere responsabilmente l’impegno dell’industria sul fronte della sostenibilità. Parlando di mercato, l’incognita principale è chiaramente legata alla situazione economica generale; è evidente che lo stato di sofferenza porterà a inevitabili ripercussioni sui consumi. Misure a sostegno, dirette e immediatamente applicabili, a nostro avviso risultano indispensabili.