La scena iniziale è semplice, quasi domestica: Davide Rampello prende la caffettiera e versa il caffè a tutti i presenti. Un gesto piccolo, ma carico di significato. È il modo più immediato per rendere tangibile ciò di cui si parlerà di lì a poco: la cura. La presentazione della seconda edizione di “Design della Cura”, il progetto editoriale ideato da Rampello & Partners con testi di Davide e Daniele Rampello, si è svolta al Refettorio Ambrosiano di Milano, luogo simbolico nato proprio da un’idea di Davide Rampello insieme a Massimo Bottura. Uno spazio che già nella sua architettura racconta un’idea precisa: trasformare un gesto quotidiano come condividere il cibo in un atto di responsabilità verso gli altri, ma non solo. E’ anche l’espressione della volontà di restituire dignità alle persone attraverso la bellezza, quella di un luogo che si è trasformato da teatro parrocchiale a occasione di incontro e di rinascita, grazie alla collaborazione di numerosi artisti e designer.

Il volume (165 pagine pubblicate da De Ferrari Editore, disponibile in libreria e sullo shop online dell’editore) raccoglie dodici dialoghi di Davide Rampello con personalità provenienti da ambiti diversi, dal design alla scienza, dalla musica all’impresa. Tra questi Peppe Vessicchio, Luciano Gualzetti, Sara Doris, Michele De Lucchi, Corrado Assenza ed Ersilia Vaudo Scarpetta. Un mosaico di visioni che converge su un tema centrale: la cura come responsabilità condivisa. “La cura è la capacità di intuire il presente e generare memoria confortati dal senso del tutto”, scrive Davide Rampello nel libro. Non un concetto astratto, ma un esercizio quotidiano che tiene insieme pensiero e azione.

Se la prima edizione aveva aperto il campo di indagine, questo nuovo capitolo approfondisce il rapporto tra identità, progetto e responsabilità. Il design, in questa prospettiva, non coincide con la forma ma con la direzione che si sceglie di dare alle proprie azioni. “La selezione di interlocutori non è casuale – ha spiegato Davide Rampello – volevamo esplorarepiù aree e più mestieri, dalle oltre 1600 essenze coltivate dallo straordinario ortolano Harald Gasser, alle riflessioni dell’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta che ha sottolineato come la Pianura Padana sia trale aree più luminosamente inquinate: e questo significache la gente non guarda più il cielo ma solo per terra. Tutti i dialoghi convergono su alcuni temi condivisi: la cura, l’approfondimento, l’ascolto, condizione silenziosa di ogni armonia secondo Peppe Vessicchio. Bisogna andare oltre le discipline,se tutto converge nella ricerca costante del vero, del buono e del giusto”.
Daniele Rampello ha spiegato come il volume nasca proprio dal desiderio di rendere questo approccio più concreto e condivisibile: “Volevamo condensare il concetto in un prodotto che mostrasse anche come le persone dello studio interpretano il design della cura”. Accanto ai dialoghi trovano spazio infatti contributi del team di Rampello & Partners, dati, poesie e inserti che raccontano come questo metodo influenzi anche i processi quotidiani di lavoro. Il libro diventa così un vero osservatorio culturale. “La mia battaglia - aggiunge Rampello - è prendersi cura dell’immaginario”. Un tema particolarmente attuale in un’epoca dominata da una comunicazione veloce e spesso superficiale. “Ci siamo sempre concentrati sul fare, ma oggi bisogna anche saper raccontare”.

Nel racconto di alcuni protagonisti presenti all’incontro sono emerse prospettive diverse ma convergenti. Luciano Gualzetti (ex direttore di Caritas Ambrosiana) ha riportato il discorso alla dimensione sociale ricordando che “la fragilità non è un margine ma parte della comunità”. Il Refettorio Ambrosiano ne è un esempio concreto: ogni sera accoglie cento persone a cui vengono serviti pasti preparati con eccedenze alimentari. Sara Doris ha riflettuto sulla cura come atteggiamento quotidiano. “Non c’è separazione tra i campi della vita in cui può manifestarsi”, ha raccontato, ricordando l’eredità del padre Ennio Doris: la capacità di trasmettere serenità, speranza e fiducia agli altri. Uno dei momenti più emozionanti dell’incontro è stato il ricordo di Peppe Vessicchio attraverso le parole della moglie, Enrica Mormile. “Sono venuta perché qui c’è qualcosa di profondamente diverso, qui ho ritrovato i valori in cui Peppe credeva. Mio marito diceva che tutti gli esseri viventi devono essere in armonia. Aveva la capacità di percepire la disarmonia e cercava sempre di aiutare chi era in difficoltà”.
La cura, nel libro, passa anche attraverso il cibo e la materia. Corrado Assenza racconta il valore della diversità degli ingredienti come strumento di conoscenza, mentre il fotografo Gabriele D’Agostino documenta nei suoi reportage una società (come quella coreana) dove la cura del dettaglio diventa forma di espressione dell’amore. Il volume intreccia testimonianze con immagini, storie di artigianato e territori, come quella dedicata alla Bottega di Betti, esempio di sapere manuale che dialoga con il tempo. Un racconto stratificato dove progetto, cultura materiale e immaginario si incontrano. In fondo è proprio questo il senso del volume. Non offrire risposte definitive, ma invitare a una scelta consapevole: riconoscere che ogni gesto progettuale (dal design al cibo, dall’impresa alla cultura) può diventare una forma concreta di cura.



