“Abbiamo raggiunto l’obiettivo: un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia, con oltre 100 milioni di euro di investimenti per garantire prospettive produttive di lungo periodo”. Con queste parole il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato l’intesa sul nuovo piano industriale di Electrolux Group, raggiunta al termine di una trattativa di 30 ore al Mimit, con la partecipazione dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. Si è così chiusa la vertenza avviata lo scorso 11 maggio con la presentazione di un piano industriale che prevedeva 1.719 esuberi, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, e un ridimensionamento della capacità produttiva del 30%
L’accordo quadro, sottoscritto il 4 novembre, definisce il percorso industriale del Gruppo in Italia per il periodo 2026-2029 e sarà ora sottoposto al voto dei lavoratori attraverso un referendum di ratifica. Al centro dell’intesa ci sono investimenti per oltre 100 milioni di euro, destinati a sostenere l’evoluzione dei prodotti e dei processi produttivi, e l’obiettivo di raggiungere a fine piano una produzione di circa 3,2 milioni di pezzi all’anno. Viene così confermata la presenza industriale del Gruppo nel Paese, insieme ai centri globali di Ricerca e Sviluppo.
Sul fronte occupazionale, il nuovo piano ridimensiona il numero di uscite rispetto al numero di esuberi inizialmente annunciati. “L’intesa – si legge in un comunicato stampa diffuso dall’azienda - consente altresì di accompagnare la trasformazione e gestire l’impatto occupazionale attraverso strumenti condivisi, incluso un piano di uscite incentivate che riguarda 1.067 posizioni nell’arco del triennio”. L’accordo raggiunto modifica quindi l’impostazione iniziale e definisce un percorso di riorganizzazione che esclude il ricorso a iniziative unilaterali da parte dell’azienda in materia di licenziamenti nel prossimo triennio. I sindacati Fim, Fiom, Uilm, Uglm e Usb - in una nota congiunta - nell'esprimere “soddisfazione per il risultato raggiunto” con l'accordo al tavolo Electrolux per la salvaguardia della produzione in Italia, dettagliano l'intesa relativa agli esuberi, che verranno gestiti attraverso “uscite volontarie o non oppositive”. In particolare, per accompagnare le uscite sono previsti incentivi lordi differenziati.
Per quanto riguarda i siti produttivi, a Porcia è previsto l’ampliamento del portafoglio prodotti, con il consolidamento delle produzioni di lavatrici e lavasciuga su entrambe le piattaforme. Confermate le prospettive produttive e gli investimenti anche per gli stabilimenti di Susegana, Solaro e Forlì. Per Cerreto d’Esi, invece, l’intesa prevede il mantenimento dell’attività produttiva e di volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni, in attesa di individuare un progetto di reindustrializzazione che garantisca una prospettiva sostenibile al sito e al territorio. Il percorso dovrà tutelare i 149 lavoratori coinvolti, anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e a iniziative di formazione e riqualificazione professionale.
Nel commentare l’intesa, Urso ha richiamato anche il ruolo del Governo nel confronto europeo per la tutela del settore degli elettrodomestici. Con il documento sostenuto da Francia, Germania, Polonia, Spagna e Slovacchia, l’Italia ha chiesto alla Commissione europea un piano per rafforzare la competitività del comparto e contrastare la concorrenza sleale. “Difendere il lavoro significa creare le condizioni perché le imprese continuino a produrre e investire in Italia. È quanto ha fatto il nostro Governo con Electrolux ed è ciò che chiediamo all’Europa per l’intero settore: ora agli impegni della Commissione devono seguire misure concrete”, ha sottolineato il ministro. Anche Electrolux Group ha evidenziato il valore dell’accordo come base per rafforzare le attività italiane in un mercato europeo sottoposto a una crescente pressione competitiva. L’azienda conferma la centralità dell’Italia nelle proprie strategie industriali e considera essenziale proseguire il confronto con le istituzioni europee su costi energetici e condizioni di concorrenza più eque per i produttori del continente.



