AI, la fiducia è la vera svolta

Per i 30 anni in Italia, LG guarda al futuro della casa intelligente con una ricerca Ipsos Doxa che indaga aspettative, abitudini e rapporto degli italiani con l’intelligenza artificiale

Trent’anni di evoluzione tecnologica, ma soprattutto di ascolto dei bisogni delle persone. In occasione dei tre decenni di presenza in Italia, LG sceglie di guardare al futuro partendo da una domanda: come stanno cambiando le aspettative degli italiani nei confronti della tecnologia domestica? Da qui nasce la ricerca “Dalla Smart Home alla AI Home”, realizzata da Ipsos Doxa su un campione di oltre 800 persone tra i 18 e i 64 anni, per esplorare il rapporto con l’intelligenza artificiale tra curiosità, fiducia, privacy e desiderio di semplificazione. “Nel 1996, quando LG arrivava in Italia, per cercare informazioni si consultavano gli elenchi telefonici, mentre tra gli elettrodomestici il protagonista era il televisore a tubo catodico, spesso accompagnato dal videoregistratore - ricorda Claudio Castellano, Marketing Director di LG Electronics Italia -. In questi trent’anni l’azienda è cresciuta insieme alla tecnologia e ai bisogni dei consumatori. Oggi siamo di fronte a uno scenario completamente diverso: il percorso ci porterà a essere sempre più un’azienda capace di offrire un ecosistema di prodotti e soluzioni, nel quale l’intelligenza artificiale avrà un ruolo fondamentale”. Una visione che, sottolinea Castellano, deve però partire dalla conoscenza del mercato: “Parlare ai consumatori oggi è più difficile, perché sono molto più pragmatici. Per questo abbiamo voluto partire dai dati e realizzare una fotografia del consumatore italiano, così da capire come sviluppare prodotti e servizi davvero rispondenti alle sue esigenze”.

Un Paese curioso, ma ancora prudente

La ricerca restituisce un quadro di apertura di grande familiarità con l’AI: l’80% degli italiani dichiara di averla già utilizzata e il 62% associa a questa tecnologia emozioni positive, soprattutto curiosità e interesse. Il 34% esprime invece preoccupazione o perplessità. Il 36% dichiara una conoscenza approfondita del tema, mentre il 45% ne ha una conoscenza superficiale e il 19% marginale. L’intelligenza artificiale è già entrata anche nelle case: il 47% la utilizza in ambito domestico sempre o spesso e il 95% possiede almeno un dispositivo smart. Il 40% ha inoltre in casa almeno un apparecchio dotato di funzionalità AI. “Il dato interessante è che l’intelligenza artificiale non viene vissuta soltanto come una tecnologia da utilizzare, ma assume anche una dimensione relazionale-, spiega Andrea Manusardi, Senior Director B2B & ICT di Ipsos Doxa -.Il 58% degli intervistati dichiara di esserne stupito, mentre il 52% vorrebbe un’AI sempre più personalizzata. Per il 47% rappresenta soprattutto un’opportunità, più che un rischio”. Una familiarità che si manifesta anche nei comportamenti: si ringrazia l’AI, ci si irrita quando non comprende una richiesta, talvolta le si attribuisce una personalità.

Da sinistra Claudio Castellano e Andrea Manusardi

La fiducia si conquista con l’utilità

Ma quando l’intelligenza artificiale entra nella quotidianità domestica, quali sono le funzioni che gli italiani desiderano davvero? La risposta è molto concreta: ridurre consumi e sprechi, alleggerire le attività ripetitive, risparmiare tempo. Tra gli elettrodomestici con AI più desiderati, la lavatrice occupa il primo posto, seguita da robot aspirapolvere e climatizzatore. Quest’ultimo è anche il dispositivo al quale gli intervistati affiderebbero più volentieri le regolazioni automatiche, seguito da lavatrice, TV, frigorifero e forno. Per la lavatrice, le aspettative riguardano soprattutto l’ottimizzazione dei consumi in base al carico (39%), la scelta del programma (34%) e il dosaggio del detersivo (30%). Sul frigorifero si apprezzano la regolazione di temperatura e umidità (34%) e il monitoraggio degli alimenti con segnalazione delle scadenze (31%). Per il forno, invece, la funzione più attesa è l’autopulizia (40%), seguita dal controllo della cottura (34%) e dagli avvisi per evitare che i cibi si brucino (32%). “La fiducia cambia a seconda del prodotto e del tipo di attività che gli viene affidata -, osserva Manusardi -. Gli italiani sono interessati a delegare le operazioni più semplici e ripetitive, ma diventano più cauti quando si entra in ambiti che coinvolgono abitudini personali e dimensioni culturali, come la cucina. L’interesse c’è, ma le redini restano difficili da lasciare”. Non a caso, il 49% apprezzerebbe un’intelligenza artificiale premurosa, purché non invadente. E, pensando alla casa ideale, il 43% immagina un ambiente intelligente che lasci alle persone le decisioni importanti.

Un maggiordomo discreto, non un sostituto

È proprio questa la direzione che emerge con maggiore chiarezza: l’AI domestica piace quando sa anticipare i bisogni senza imporre la propria presenza. Il 30% degli italiani la immagina come un maggiordomo discreto, disponibile quando serve, mentre solo una minoranza la vorrebbe come un sistema quasi completamente autonomo. Restano centrali anche privacy e controllo: la fiducia deve essere costruita spiegando quali informazioni vengono utilizzate e offrendo la possibilità di personalizzare l’esperienza. “La nostra sfida è innovare senza aggiungere complessità -, conclude Claudio Castellano -. L’app è oggi la porta d’ingresso per controllare i dispositivi, ma l’aspettativa delle persone è quella di un’interazione estremamente semplice. Dobbiamo raccontare meglio i benefici, chiarire quali dati vengono utilizzati e lasciare all’utente la possibilità di scegliere. Il concetto di Affectionate Intelligence va proprio in questa direzione: un’intelligenza artificiale capace di offrire supporto e liberare tempo dalle attività a basso valore aggiunto. Il futuro della AI Home sarà fatto di soluzioni personalizzate, costruite intorno ai desideri di ciascuno, con la tecnologia al servizio delle persone”.