“Quando comincio a costruire una moodboard, mi sento un po’ come davanti a un tavolo da lavoro, o a un banco di cucina, tutto è disposto davanti, e ogni elemento aspetta di essere scelto, accostato, interpretato: legni, pietre, metalli, gres, laccati. A quel punto tutto questo cambia di consistenza e non sono più semplicemente materiali ma diventano parole”. È da questa visione che prende forma il progetto di Ferruccio Laviani per DoimoCucine, brand che dal 2025 ha coinvolto il designer e il suo studio milanese nell’art direction. La collaborazione ha dato vita a Impronta, una collezione di composizioni sviluppate a partire dal sistema All-arounD e caratterizzate da una grammatica progettuale comune, capace di tradursi in architetture e ambienti dalla forte personalità.

Per Laviani, infatti, la materia non è mai un semplice rivestimento: “Per me la materia è sempre il punto di partenza, la base di ogni racconto: prediligo quelle naturali, autentiche, che hanno una vita propria: il legno con le sue venature, la pietra con le sue diverse superfici, il marmo per la sua cromaticità, i metalli che riflettono, definiscono, incorniciano”. Una concezione nella quale la superficie acquista profondità e il tempo diventa parte del progetto. Anche il gres, osserva il designer, lo affascina per la sua “ambiguità camaleontica”, perché può essere pietra o cemento, lucido o materico, tecnico ma al tempo stesso emotivo.
Il colore dà temperatura al progetto

Se la materia costruisce la base del racconto, il colore ne definisce il tono. “Il colore è un linguaggio a parte: non sono mai riuscito a pensarlo come un semplice ‘rivestimento’ o la parte superficiale per concludere un prodotto, ma al contrario è per me il tono emotivo, un modo per dare temperatura alle cose, uno degli ingredienti principali su cui fondare un progetto”, spiega Laviani. Il colore diventa così uno strumento progettuale al pari dei materiali, capace di modificare la percezione di uno spazio e di stabilire relazioni tra elementi differenti. La sua grammatica parte dai toni neutri e naturali, “i bianchi, i sabbia, i grigi, i tortora”, spiega Laviani, per arrivare a quelle tonalità capaci di introdurre una variazione, senza necessariamente diventare protagoniste assolute. “È nel momento in cui si introduce una vibrazione, un colore che sposta l’equilibrio, che nasce la personalità del progetto”, racconta. Una logica che ritrova nella composizione Continua una traduzione particolarmente evidente, attraverso l’accostamento tra il calore del legno, il Rosso Lepanto delle basi e dei pensili e la profondità del nero.
Continua, la materia diventa architettura
È proprio Continua, una delle composizioni di DoimoCucine appartenenti alla collezione Impronta, a rendere concreto questo approccio. La composizione lineare è costruita intorno a un piano passante che attraversa la zona di lavoro e rimane aperto sul fronte e sul retro. Un elemento architettonico che mette in relazione gli spazi e rende la cucina permeabile, evitando che l'area operativa venga percepita come un ambiente separato. Le colonne costruiscono invece un volume compatto e definito, mentre il centro della composizione mantiene luminosità e apertura. La materia contribuisce a sottolineare questo gioco di contrasti. Le colonne sono realizzate in Impiallacciato Premium Rovere Palustre, mentre basi e pensili sono realizzati in Marmo Rosso Lepanto. Il Telaio Black, la gola e lo zoccolo in alluminio nero definiscono i contorni della composizione, mentre top, cornice e schienale in Abitum Plutonio Black costruiscono una superficie scura e continua. Anche gli interni seguono la stessa ricerca, con ante rientranti e frontali in Rovere Palustre, mentre l’illuminazione uniforme sotto e sopra i pensili e quella verticale dedicata alle colonne accompagnano la lettura dell'insieme.
Un equilibrio che si riconosce
In Continua il rapporto tra materia e colore non è quindi affidato alla semplice somma di finiture, ma alla loro capacità di entrare in relazione. È una ricerca che Laviani sintetizza guardando alla cucina come a uno spazio che deve cambiare insieme alla luce: “Quando costruisco una palette, penso sempre alla cucina come a un luogo che deve vivere tutte le ore del giorno: la luce del mattino, il silenzio del pomeriggio, la sera che si accende di riflessi. Così il colore cambia, dialoga con la materia, diventa atmosfera”. È questa atmosfera, più che una singola finitura, a definire il carattere del progetto. Perché, come conclude il designer, “ogni finitura, ogni tono, ogni accostamento nasce da una ricerca di equilibrio. La combinazione giusta non si spiega – si riconosce: è il momento in cui tutto si allinea ed il progetto comincia a respirare”. Continua diventa così un esempio concreto della filosofia di Impronta: una cucina in cui materia e colore non decorano l’architettura, ma contribuiscono a costruirla.



