MDW 26, cucine a tutto tondo

La cucina Poliform presentata nella cornice suntuosa di Palazzo Clerici
L’edizione della MDW 26 ha ribadito il ruolo centrale della cucina, vista nelle proposte fuori e dentro al Salone. Il segno curvo è il linguaggio stilistico più evidente ma le novità strutturali presentano soluzioni architettoniche complesse e una ricerca sui materiali raffinata

Prima impressione dell’edizione MDW 26? Le cucine hanno scelto all’unanimità, o quasi, il segno stondato, esaltato dai colori chiari e caldi: nei laccati, nei legni, nei lapidei, naturali e non. Tantissime le proposte in questa direzione, quasi al limite dello scontato, anche se il segno curvo, pur quando sia solo accennato, non è mai banale nella sua costruzione e comporta inevitabilmente un innalzamento dei costi. Una scelta che non altera gli equilibri per le cucine premium (vedi Arclinea, Ernestomeda, Molteni, Poliform, nella foto di apertura, Scic, Schiffini, solo per citarne alcune) ma che può cambiare il posizionamento delle cucine di gamma media.

La sfida costruttiva più complessa è stata quella di minotticucine by Asso Group che ha affidato a Claudio Silvestrin la progettazione di Etherea, un’isola monolite in Corian abbinata a colonne caratterizzate da un segno tondo il rilievo. Tutto realizzato in una tonalità calda di bianco che rende ancora più “eterea” una cucina dal segno forte, riservata a pochissimi (ogni pezzo sarà numerato come un’opera d’arte).
Sfida tecnologica anche per Aran Cucine che in collaborazione con Massimo Iosa Ghini ha presentato Virgola, una proposta in cui anche la vasca in gres segue la linea curva del bancone che arricchisce la composizione lineare.

La sinuosità è pure la cifra stilistica del progetto Anima 01 della giapponese Meisdel, che ha debuttato per la prima volta a Milano con l’obiettivo di entrare sul mercato europeo. Una cucina ispirata a un pianoforte a coda che integra tutti gli elementi funzionali con soluzioni innovative e che è realizzata in acciaio.
Un materiale che in questa edizione è tornato a far parlare di sé, ad esempio nelle proposte di Boffi (suggestiva l’isola Novanta disegnata da Piero Lissoni per l’esposizione Sensory Landscape realizzata per Elle Decor Italia con piano a induzione Integra di V-ZUG sotto top fatto in collaborazione con Inalco) e nelle versioni di uno specialista come Abimis che lo ha proposto anche nella nuova finitura ramata galvanica per Atelier.  

La sfida architettonica e il total home

Aver trasformato le colonne e le armadiature in sistemi autoportanti che dividono gli spazi, integrano porte o creano una continuità con lo spazio living è sicuramente l'evoluzione della cucina più interessante e complessa.
Sulla continuità degli spazi hanno puntato anche marchi storici specializzati in cucina che hanno esteso la gamma in modo sempre più compiuto ad altri ambienti della casa.
Se per alcuni è una conferma, vedi Scavolini e Febal tra tutti, per altri è una estensione che in questa edizione si è rafforzata.  Citiamo innanzitutto Stosa, che nel 1400 metri quadri del Salone ha fatto vedere tutta la sua potenza, e  le sue potenzialità, in una ottica total home. Pure Arrital punta decisamente ad ampliare il progetto cucina che diventa "un ecosistema domestico completo". Non sono mancati gli sconfinamenti decisi come la cabina armadio di Binova e il sistema armadi di Composit.

Eurocucina, tra marchi big e debutti

A proposito di stand imponenti in fiera, questa edizione ha dato modo alle big di esprimere con maggiore forza i propri “muscoli”, anche attraverso i metri quadri. L’ampio e luminoso stand di Veneta Cucine era sicuramente coerente con il primato italiano dell’azienda, che tra le altre cose ha puntato anche su due progetti molto sfidanti: l’outdoor Oltre di Carlo Ratti e il bel progetto di integrazione cromatica con gli elettrodomestici Electrolux.

Rimanendo sul Salone, l’edizione 26 di Eurocucina ha visto il debutto/ritorno di due marchi storici. Parliamo innanzitutto di Del Tongo, che ha brillato su tutti grazie al felice incontro tra un’azienda dinamica e piena di entusiasmo come Kico e il designer Andrea Federici, che in questo progetto ha portato a compimento tutta la competenza maturata in questi anni sulla cucina proponendo una collezione raffinata e ricca di contenuti.

L’altro marchio storico che rivive una nuova stagione è Berloni, brand acquistato da Arredissima, potenza nel mondo del retail, che ora scende in campo anche con la produzione grazie alla collaborazione con aziende importanti e con il designer Michele Marcon.

Parlando ancora di “debutti” in senso lato, la partecipazione di Schüller, colosso tedesco da oltre 800 milioni di fatturato, quest’anno aveva un ulteriore obiettivo: scendere in campo sul mercato italiano. La società è già stata costituita e a dirigerla è Marco Antonelli, di comprovata esperienza. Il target è quello della fascia media e l’azienda punta molto sul servizio oltre che sul prodotto.

La dinamica tra Fuorisalone e Salone

Per chiudere queste prime note, è giusto citare il lavoro complesso e pregevole di chi ha scelto di puntare sull’artigianalità, vedi Valcucine attraverso il rinnovato show room, Effetti con la cucina Trama, Key Cucine con la ricerca sui materiali sempre più raffinata espressa in Methis, Composit con la nuova versione di Materia, TM Italia che ha trovato casa a Milano da Garavaglia e l'Ottocento che ha inaugurato il suo show room milanese.
Una competenza che racconta molto bene l’eccellenza italiana.

Dispiace solo che non sia più Eurocucina a rappresentare questo fronte di ricerca così importante.
Il Salone, che grazie alla presenza della cucina ha registrato un + 4,5% di visitatori rispetto al 2025, ha perso nel tempo molti pezzi, anche di grande calibro come Molteni e Poliform.
Aziende che hanno puntato sulle show room in città (non pochi i nuovi indirizzi, tra cui il nuovo show room Poliform o i rifacimenti integrali come il bellissimo spazio di Cesar) e che non trovano più il giusto rapporto tra investimenti in fiera e ritorno di business.
Peccato davvero, perché il perno alla base della MDW rimane a nostro avviso il Salone, senza il quale potrebbe incrinarsi seriamente il sistema del design italiano.
Ma è giusto interrogarsi anche sul perché ci siano così tante defezioni nonostante i numeri dei visitatori sempre molto importanti.
Che non sia la crescita numerica la chiave giusta?
Le lunghe file agli stand, ad esempio, creano irritazione in chi vuole vedere le novità con la giusta concentrazione e attenzione. Parliamo di retailer, buyer e progettisti, i soli ad interessare veramente alle aziende.
Su questo tema sempre più cruciale è necessario aprire una riflessione strategica da parte degli organizzatori e delle aziende, in un dialogo costruttivo che riesca superare rigidità che oggi potrebbero non avere più senso.

Da parte nostra rimandiamo i tanti approfondimenti dovuti al prossimo numero di Ambiente Cucina, dove parleremo più diffusamente di quanto visto in questa settimana intensa ed entusiasmante che genera bellezza e, per fortuna, anche business