Trasformare complessità in collaborazione

Personalizzazione, sistemi produttivi e tempi di cantiere: Icona Architetti Associati spiega come cambia la collaborazione tra studi di architettura e aziende nel cuore della casa contemporanea

Negli ultimi anni il progetto cucina è diventato uno degli ambiti più strategici del design d’interni: secondo i principali osservatori di settore, è oggi tra gli spazi domestici con il più alto investimento medio e con il maggiore tasso di personalizzazione richiesta. Parallelamente, i brand di arredo e i produttori di cucine hanno ampliato cataloghi, finiture e sistemi, proponendosi sempre più come partner progettuali e non solo come fornitori.

Ma quanto questa evoluzione corrisponde davvero alle esigenze degli studi di architettura? Tra industrializzazione, logiche di serie, tempi di produzione e desiderio di unicità, la collaborazione tra progettisti e aziende resta un equilibrio complesso: da un lato opportunità tecniche, know-how e materiali evoluti; dall’altro vincoli, rigidità di sistema e difficoltà a uscire dai modelli standard. Ne parliamo con gli architetti Federica Poggio e Marco Orto, Co-Founder di Icona Architetti Associati, per capire come si costruisce oggi un dialogo efficace tra progetto e industria nel mondo della cucina contemporanea.

Aziende e progettisti, dialogo in evoluzione

Il confronto con brand strutturati rappresenta senza dubbio un’opportunità, ma richiede consapevolezza dei rispettivi ruoli. “Il dialogo tra aziende e progettisti è oggi in una fase di evoluzione molto interessante. C’è una maggiore consapevolezza, da parte dei brand, del ruolo strategico degli studi di architettura, soprattutto nei progetti ad alta integrazione tra cucina, living e architettura d’interni”. Accanto a questa apertura, però, restano le logiche dell’industria: “Questo dialogo deve misurarsi con sistemi produttivi complessi e con logiche industriali che garantiscono qualità, controllo e sostenibilità economica. Quando il progetto si sviluppa all’interno di configurazioni consolidate, il vantaggio è evidente: efficienza, affidabilità, tempi certi”.

Progetto residenzale milanese firmato da Icona Architetti Associati che vede protagonista la fluidità degli spazi e la scelta di sperimentare e utilizzare l’abbinamento di due elementi differenti - photo Monica Spezia

La sfida della personalizzazione

Le sfide emergono quando la richiesta si spinge verso soluzioni fortemente integrate e personalizzate. “In questi casi - osservano gli architetti - la collaborazione diventa un terreno di crescita reciproca: il progettista porta visione e integrazione architettonica, l’azienda porta competenza tecnica e capacità produttiva. È in questo equilibrio che oggi si misura la qualità di un brand, nella sua capacità di restare industriale senza perdere ascolto progettuale”. Per Icona Architetti, dunque, il catalogo non è il punto di partenza. Il progetto nasce sempre dal concept, il lavoro parte dall’ascolto del cliente, dall’analisi dello spazio e delle esigenze funzionali, e viene concepito nella sua interezza.

E' una responsabilità progettuale capire quando spingere il sistema e quando rispettarlo

Quando si arriva alla definizione dei dettagli, le scelte principali sono già state stabilite. Se il cliente desidera un brand specifico, si verifica quale azienda possa realizzare quel tipo di soluzione e quel livello di dettaglio”. La parola personalizzazione è certamente centrale, ma va letta con realismo perché nella pratica si assiste spesso a un lavoro di integrazione evoluta dei sistemi esistenti più che a una ridefinizione completa del prodotto. “Nei nostri progetti - spiegano gli architetti - la cucina dialoga con elementi architettonici complessi, come ante che incorporano passaggi verso retrocucine, lavanderie o dispense e questo richiede un adattamento intelligente dei sistemi aziendali. Non è un limite, ma una responsabilità progettuale: capire quando spingere il sistema e quando rispettarlo”.

Legno cannettato e laccato azzurro imprimono un forte carattere all'arredo della cucina in continuità con living di un appartamento a Milano, ristrutturato da Icona Architetti Associati - photo Monica Spezia

Far dialogare due logiche diverse

Il vero nodo non è tanto il materiale o il costo, quanto la capacità di mediazione. “La distanza tra progetto e industria non è un problema da eliminare, ma uno spazio di lavoro da abitare consapevolmente. La questione riguarda la capacità di far dialogare due logiche diverse: quella della personalizzazione e quella dell’industrializzazione. Quando questo dialogo è ben gestito, il risultato è molto solido”. Uscire dal catalogo è dunque possibile, ma non è mai un gesto unilaterale. “Richiede un processo di valutazione condiviso – osservano Federica Poggio e Marco Orto -. Le aziende mostrano generalmente disponibilità, ma devono confrontarsi con processi produttivi consolidati e con standard tecnici precisi”. Quando la richiesta riguarda un materiale non previsto o un dettaglio specifico, servono infatti verifiche, test e un allineamento chiaro sulle responsabilità tecniche. Più il progetto si discosta dallo standard, più cresce la complessità di gestione: “È un equilibrio delicato che funziona quando il progetto viene letto non come eccezione, ma come occasione di apprendimento per entrambe le parti”.

È quasi invisibile la cucina realizzata per l'appartamento milanese progettato da Icona Architetti Associati, un sistema-armadio che si mostra attraverso le superfici preziose utilizzate - photo Monica Spezia

Serve una buona regia

Anche sul fronte dei materiali il dialogo è in evoluzione. “C’è un interesse crescente verso materiali non tradizionali, ma la loro integrazione richiede attenzione. Le aziende tendono a privilegiare materiali già testati e compatibili con i propri processi produttivi, per garantire affidabilità nel tempo. La sperimentazione non è solo tecnica, ma culturale: richiede tempo, fiducia e una visione condivisa”. Sul tema dei tempi, spesso indicato come criticità, lo studio adotta un approccio organizzativo rigoroso: “Lavoriamo sempre con un cronoprogramma molto preciso che ci permette di organizzare in modo puntuale sia il team sia le consegne e le diverse fasi operative, coordinando tutti i fornitori coinvolti”. L’aspetto fondamentale è la preparazione iniziale e, soprattutto, il coordinamento. “Quando si verifica uno slittamento, l’informazione viene comunicata immediatamente a tutte le parti coinvolte, in modo da mantenere l’allineamento”. Con una buona regia, progetto, produzione e cantiere possono restare sincronizzati.

Appare come una sorpresa dietro la vetrata scorrevole la cucina di questa residenza milanese - photo Monica Spezia

Partner di progetto per una soluzione condivisa

Resta però una distinzione importante tra fornitore e partner. “La relazione con le aziende di cucine è ancora prevalentemente legata alla fornitura, anche quando il confronto progettuale è approfondito - ammettono gli architetti -. Il passaggio da fornitore a vero partner si realizza quando l’azienda partecipa al processo fin dalle fasi iniziali, contribuendo alla definizione della soluzione”. È un’evoluzione possibile, ma richiede strutture interne dedicate al dialogo con gli studi di architettura.

occorre maggiore flessibilità nell'affrontare richieste fuori standard, frequenti nel segmento di fascia alta

Guardando al futuro, la direzione è chiara: “Ciò che potrebbe migliorare il rapporto è una maggiore apertura progettuale. Oggi la personalizzazione è diventata una richiesta sempre più diffusa, soprattutto nel segmento delle cucine di fascia alta, dove il prodotto non è più percepito come un elemento standard, ma come parte integrante del progetto architettonico e dell’identità della casa. Nel segmento alto di gamma la cucina è un ‘progetto nel progetto’. In questi casi sarebbe auspicabile una maggiore disponibilità ad accogliere richieste specifiche senza che ogni variazione venga trattata come un’eccezione dal punto di vista tecnico ed economico, introducendo maggiore flessibilità nell’affrontare richieste fuori standard. La cucina, oggi – concludono Federica Poggio e Marco Orto - è uno degli ambiti in cui si misura la maturità del rapporto tra progetto e industria”.