Massimo Mussapi

Nella foto: forni professionali, Angelo Po

“Questi forni hanno un computer molto sofisticato, ma l’interfaccia doveva essere estremamente semplice e intuitiva. Così, abbiamo sostituito le icone dei cibi, che usano tutti, con delle immagini fotografiche.”

L’architetto vincitore della menzione d’onore all’ultimo Compasso d’Oro per la progettazione del forno professionale Combistar FX di Angelo Po, ha una visione della cucina che va al di là di algidi paradigmi minimalisti. Uno sguardo progettuale che si confronta con culture diverse (suoi progetti sono presenti in tutti i continenti) e con la passione autentica per la cucina e per i gesti legati al rito della convivialità.

«Il mondo della cucina occupa un posto di primissimo piano nella mia attività professionale.
Io considero la ristorazione la più completa, ricca e affascinante forma d’espressione del genere umano. Cucinare è innanzitutto di per sé una attività smart, molto creativa, che ci dà la soddisfazione di fare qualcosa con le nostre mani, di usare la nostra inventiva, di progredire, di vedere subito il risultato del nostro lavoro.
E poi è il piacere di condividere. Ma la cucina può essere anche un viaggio straordinario nella cultura
di un popolo
, che ci permette di comprenderne la storia, il territorio, la struttura sociale, perfino la religione. ll suo è un linguaggio universale, che non ha bisogno di traduttori. Riguarda tutti, assolutamente tutti gli esseri umani, e per nostra grande fortuna è una necessità fisiologica che produce piacere, e che la nostra natura ci chiede di ripetere addirittura più volte ogni giorno! Voglio ricordare questi valori primari, anche primordiali, apparentemente ovvi, perché oggi la priorità assoluta è quella di riportare su binari giusti l’approccio che si ha con la concezione stessa di cucina. Oggi il modello dominante è congelato su stereotipi formali forzosamente minimali, dove bisogna nascondere tutto ciò che può disturbarne l’algida purezza, a discapito della praticità. Ogni sforzo pare concentrato su componentistica, accessori e finiture, a cui può accedere chiunque, così si finisce col competere tutti più o meno con gli stessi argomenti di vendita.
Quello che ci vuole invece è una riflessione sulle vere modalità del vivere la cucina, libera da modelli precostituiti e condizionamenti culturali. Questo è l’approccio smart che porta infallibilmente a una soluzione che la gente riconosce come giusta e naturale, e che può far uscire un’azienda dalle acque ristrette di un mercato asfittico. Quando ho progettato la linea di forni professionali per Angelo Po, ne abbiamo fatto un modello e abbiamo provato ad aprire l’anta tenendo una teglia in mano, come avviene nella realtà. Impossibile, ovviamente. Allora abbiamo progettato una maniglia che si apre anche spingendo con la teglia, o con il gomito. Questi forni hanno un computer molto sofisticato, ma l’interfaccia doveva essere estremamente semplice e intuitiva. Così abbiamo sostituito le icone dei cibi, che usano tutti, con delle immagini fotografiche: una bella orata, un pollo, una torta ecc. Idee smart? Idee semplici (a cui però non aveva ancora pensato nessuno) che nascono dall’osservazione della realtà
».

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