In un loft quasi trasparente

Il loft di 190 mq della designer e restauratrice Chiara Dante, inserito in un edificio brutalista degli anni ‘60, a Milano, si caratterizza per le vetrate che all'esterno delimitano il perimetro, mentre all'interno definiscono il cubo trasparente della cucina

Una passione, quella per l’arredo e l’interior design, addirittura travolgente per Chiara Dante, designer e restauratrice, che ci ha aperto le porte del suo attico a Milano di 190 mq concepito come un loft, in cui spicca lo spazio della cucina da lei progettata. La “vocazione” di Chiara Dante per il progetto nasce dopo il suo trasferimento in Olanda. "Lì ho iniziato a dedicarmi al mio amore per la progettazione d’interni pur senza avere una formazione specifica, affascinata dal mondo del design dei paesi nordici», ci ha raccontato. «Mi sono così iscritta a un corso presso la KLC of London e ho iniziato a sperimentare la nuova professione progettando gli spazi delle case di alcune amiche e scoprendo così, via via, questa mia inclinazione". Della casa pensata come un loft Chiara predilige la cucina, che ha concepito come ambiente connesso al living, ma al contempo appartato grazie a una vetrata apribile.

L'area pranzo e relax di fronte alla cucina arredata con pezzi vintage: il tavolo in legno e il divano in pelle degli anni ‘60 di Coja

"La cucina è al centro della nostra vita domestica; lì trascorro molto tempo, e non necessariamente per cucinare. Mio marito e io amiamo l’informalità e l’amicizia vera, e quando abbiamo ospiti, essendo la cucina aperta su living, dove si trova l’area pranzo, tutto è dinamico e fluido: mentre cuciniamo, c’è chi si accomoda allo snack, chi sul divano, chi a tavola".

"Per la ristrutturazione dell’area giorno, l’idea principale è stata ripristinare le vetrate in ferro degli anni ‘60 creando un unico spazio, ma con cucina e studio in grado di aprirsi e chiudersi a seconda delle esigenze, come quinte di un teatro", spiega la designer. "Fondamentale è stato preservare, anzi, esaltare, le caratteristiche architettoniche brutaliste preesistenti: i pilastri e il camino in cemento, le vetrate continue, le porte in legno e le pareti in mattoni che ho dipinto di bianco. L’intervento ha rispettato i caratteri originari dell’edificio realizzato tra il 1966 e il 1969 e firmato dagli architetti Passarelli e Chiodi, protetto dai Beni Culturali della Regione Lombardia".

La pergola bioclimatica Joy di Gibus sulla terrazza, con salottino e area pranzo

Dalla terrazza al piano, una scala a chiocciola conduce alla terrazza sul tetto di 160 mq dove emerge la pergola bioclimatica di Gibus, un volume in vetro costituito da due moduli affiancati (300x690 cm) e fornito di luci dimmerabili offre riparo da sole e pioggia: le lame orientabili sulla copertura permettono infatti di regolare l’irraggiamento solare creando un piacevole effetto bioclimatico.

Il cubo trasparente, con piccola area pranzo e salottino, dà vita a una sorta di living informale, utilizzabile per lunghi periodi dell’anno.

Cucina vetrata ispirata a una serra

Ambiente clou della casa stile loft, la cucina di Chiara è ariosa ed essenziale, concentrata su un’isola monocromatica. "Mettere la cucina al centro della casa è stato il fulcro del concept; la struttura del locale, tipica degli anni ‘60, ne faceva uno spazio separato, addirittura attraverso una bussola e una doppia porta. Abbiamo abbattuto i muri e spalancato la cucina sul living mettendo a nudo il pilastro in cemento, e poi posto al centro il monolite nero che funge da isola, con piano cottura a induzione; nero, come gli infissi della vetrata interna - creata su misura - e delle finestre continue che connotano l’edificio".

L’isola è finita con ante in Fenix nero, top in quarzite nera con striature bianche e piano a induzione Bora Pure, da 90 cm, completo di cappa integrata. Di fronte all’isola si snoda una composizione con basi in Fenix bianco con top in marmo di Carrara, e nessun pensile; una controparete ribassata all’altezza del paraschizzi integra una linea luminosa invisibile.

L'isola in fenix nero finita con piano e fiancate in quarzita nera con striature chiare

"L’idea della vetrata di separazione arriva dall’Olanda; nei paesi nordici il problema della luce nelle case è infatti molto sentito, quindi soluzioni con pareti trasparenti sono adottate frequentemente. In questo caso, il volume disegnato dalla vetrata, che sporge sul living, ricorda una serra, una sorta di giardino d’inverno. Una parete che divide e non separa, ma esalta… Perfetta!".

Loft brutalista con living connotato da morbidezza e colore

«Massimo rigore e pulizia per la cucina, quindi, e calorosa morbidezza per il living che, invece, strizza l’occhio allo stile vintage e in cui si mixano legni grezzi, colori chiassosi, sedute morbide e oggetti vissuti", continua Chiara. Qui si colloca anche il lungo tavolo da pranzo in legno used, con sedute dalle imbottiture colorate e struttura nera.

Nel living del loft, i dettagli dell’architettura brutalista, il divano in velluto giallo e il pouf blu petrolio di Saba

"ll mio loft è tutto un gioco di contrasti dentro un contenitore brutalista fatto di cemento, ferro e mattoni, ruvido, geometrico, freddo e duro che gioca, da un lato, con la cucina che enfatizza la geometria e la durezza del contenitore e, dall’altro, con un living che si ispira alla morbidezza, al calore del legno, alle curve, alla matericità un po’ barocca, e che scalda l’abitare quotidiano. Il tutto è poi valorizzato da un progetto di illuminazione studiato per esaltare i singoli ambiti".