Un percorso strategico che unisce identità, linguaggio progettuale evisione di lungo periodo. È questo il senso del progetto Impronta, presentato il 12 marzo a Milano a Villa Necchi Campiglio da Ferruccio Laviani insieme al management di DoimoCucine, il brand del gruppo We.Do Holding che dal 2025 ha affidato al designer milanese la direzione artistica del brand. La presentazione, introdotta dal direttore generale dell’azienda Marco Martin, ha rappresentato la prima tappa pubblica di un percorso che punta a rafforzare il posizionamento di DoimoCucine nel segmento alto del mercato, accompagnando l’evoluzione dell’offerta con una maggiore coerenza narrativa e progettuale.
Un nuovo posizionamento e un linguaggio più riconoscibile

A spiegare le motivazioni dell’iniziativa è stato Giuseppe Bincoletto, chief marketing officer di DoimoCucine e della holding. “Ci siamo resi conto - ha sottolineato - che l’azienda era già di fatto presente nel segmento premium, ma mancava un indirizzo strategico capace di renderlo esplicito e riconoscibile”. Negli ultimi anni, secondo Bincoletto, l’azienda ha avvertito la necessità di rafforzare la propria identità visiva e progettuale: “Facevamo fatica a riconoscerci pienamente in un linguaggio di prodotto coerente. Serviva una direzione che ci permettesse di costruire una riconoscibilità più forte”. Il progetto Impronta nasce dunque come primo passo di questo percorso. Non un semplice catalogo, ma una pubblicazione concepita come un vero libro di visione, capace di raccontare valori, posizionamento e cultura progettuale dell’azienda. L’obiettivo è costruire una comunicazione coordinata su tutti i touchpoint (dal prodotto alla rete vendita, fino ai social media) mantenendo centrale il tema della personalizzazione. “Rimaniamo un grande artigiano che produce in serie - ha spiegato Bincoletto - e la capacità di customizzazione è parte integrante del nostro modo di fare cucina”.
Sette cucine per raccontare un sistema

Il progetto prende forma attraverso la direzione artistica di Ferruccio Laviani, che ha impostato il lavoro a partire da un’idea precisa: non disegnare una nuova cucina, ma rileggere l’intero sistema dell’azienda. “La prima cosa che ho detto - ha raccontato il designer - è che non volevo progettare una nuova cucina. Il catalogo All-arounD diDoimoCucineè già un sistema molto ricco, quasi un abaco di elementi. Ho preferito lavorare su quello”. Da questa riflessione nasce un racconto articolato in sette cucine, costruite a partire da una base comune di elementi e varianti compositive (lineare, con bancone, chiusa o con penisola) che dimostrano come, partendo dallo stesso sistema, sia possibile generare interpretazioni differenti. Il risultato è un linguaggio coerente ma aperto, in cui ogni composizione diventa espressione di una specifica attitudine progettuale.
La cucina come spazio di relazione
Per Laviani il progetto cucina è un tema profondamente legato alla dimensione quotidiana. “Il mondo che ruota intorno al cibo e alla sua preparazione è qualcosa di molto intimo - ha spiegato - e ho cercato di trasferire nel progetto proprio questa emozione”. La cucina non è più uno spazio secondario da nascondere, ma un ambiente centrale nella vita domestica, capace di accogliere gesti, relazioni e modi diversi di vivere la casa. In questo scenario, il progetto diventa lo strumento per far convivere esigenze differenti all’interno di un linguaggio unitario. Tra gli elementi chiave della nuova visione emerge il bancone, interpretato non solo come piano di lavoro ma come piattaforma operativa e sociale, attorno alla quale si organizzano attività e relazioni. Impronta esprime infatti il modo di progettare una cucina come traccia di personalità profonda, come presenza capace di durare.
Materia, colore e sostenibilità
Un ruolo fondamentale è affidato alla materia e al colore, elementi da sempre centrali nella ricerca progettuale di Laviani. “Il colore non è la fase finale del progetto – ha sottolineato – ma un elemento intrinseco del linguaggio”. Marmi, legni e superfici naturali diventano quindi strumenti narrativi del progetto, capaci di definire proporzioni, profondità e atmosfera degli ambienti. In questa prospettiva anche il tempo assume un nuovo valore: l’invecchiamento dei materiali non è più visto come un difetto, ma come parte del ciclo naturale degli oggetti. Accanto alla dimensione estetica emerge anche il tema della sostenibilità, che per il designer riguarda non solo la scelta di materiali certificati ma anche l’integrazione di tecnologie e sistemi energetici sempre più presenti negli spazi domestici.
La cucina come architettura
Il progetto Impronta riflette anche una trasformazione più ampia del ruolo della cucina all’interno della casa. Le composizioni presentate lavorano infatti sull’integrazione architettonica dello spazio: piani passanti, volumi a colonna e sistemi continui contribuiscono a costruire ambienti fluidi, in cui la cucina non separa ma connette gli spazi. Un approccio che rafforza il dialogo con il mondo della progettazione e degli interior designer, interlocutori sempre più centrali nella strategia del brand.
I prossimi passi
Il percorso avviato con Impronta proseguirà nei prossimi mesi anche attraverso iniziative internazionali (tra cui una presenza a Casa Decor di Madrid ad aprile) e con un più ampio lavoro di aggiornamento degli strumenti di comunicazione e degli spazi espositivi. Tra i progetti in programma anche il nuovo showroom aziendale, che dovrebbe vedere la luce all’inizio del 2027 e che sarà concepito per rappresentare la nuova cultura progettuale dell’azienda. Con Impronta, DoimoCucine inaugura dunque una fase di evoluzione che punta a rendere più esplicito il proprio DNA design-driven. Una visione in cui la cucina diventa sempre più architettura domestica, spazio di relazione e racconto identitario, capace di unire produzione industriale, cultura del progetto e libertà compositiva.



