Alfredo Zengiaro

Nella foto: Cherry, Febal
“Un sistema di cucine che realizza una nuova idea di spazio dominato dalle sensazioni di materiali e colori, capace di sottolineare le forme, separare gli elementi funzionali e comporre le strutture in un mix originale, capace di raccontare le diverse anime di una cucina più libera e personale.”

È una firma nota e apprezzata soprattutto nel progetto cucina, anche se la sua attività spazia in tutti i settori. Ha lavorato con i maggiori produttori come Febal, Rossana, Meson’s e Weisskuechen, e la sua cifra stilistica coniuga una ricerca evoluta sui materiali e uno studio compositivo e volumetrico di grande forza creativa.

«Per essere smart un arredo cucina deve saper coniugare abitudini moderne e gusti sofisticati al desiderio di spontaneità e naturalezza. Dovrebbe essere un progetto capace di interpretare una nuova idea di semplicità contemporanea, in cui la suddivisione degli spazi e delle funzioni riesca a rivelare soluzioni compositive evolute; un progetto solo in apparenza senza regole, che sappia coniugare funzionalità e originalità, eleganza e praticità. Dovrebbe essere una cucina “più libera”, svincolata dalla griglia compositiva dei moduli e dalle necessità dimensionali e produttive degli elementi strutturali, che sappia evidenziare, anche su superfici complessivamente ridotte, l’uso intelligente dello spazio, sia in orizzontale sia in verticale. La cucina smart si può intendere come un “rifugio” in cui dedicarsi alla convivialità, allo stare insieme, come uno spazio dominato dalle sensazioni date dai materiali e dai colori e dalle presenze originali del nostro vissuto: immagini, oggetti, ricordi.
Per i miei progetti di cucina del passato, se devo cercare un progetto smart, devo calarmi in un peculiare periodo del mercato, ovvero negli anni ’90, e nell’ottica di quelle aziende – e soprattutto di quell’idea di casa – che era nella mente e nelle aspettative del consumatore. Due sono sicuramente i progetti più smart che hanno segnato il mio percorso progettuale: Suite di Meson’s Cucine e Orange di Febal. Suite si colloca agli inizi degli anni ’90, un progetto intelligente ed elegante, che per primo ha rotto gli schemi e le volumetrie tradizionali ponendo nei pensili una articolazione funzionale, supportata dall’uso di serrandine e ante basculanti. Orange di Febal si colloca a metà degli anni ’90, all’inizio del mio rapporto con l’azienda. Un progetto di cucina “metropolitana”, destinata a un pubblico giovane ed evoluto, un prodotto efficiente e sostenibile, confortevole e accessibile, dove un blocco operativo cottura-lavaggio molto articolato diventa modulo di partenza progettuale per costruire attorno il resto della cucina, dove i decori delle antine vengo ripresi in coordinato nei tessuti degli strofinacci, delle presine e delle tovaglie.
Se ripenso invece a una progettazione smart più recente, sono stati presentati lo scorso anno due modelli di cucina nella gamma Febal chiamati Cherry e City, appartenenti allo stesso sistema e alla stessa logica compositiva e dimensionale. Un sistema di cucine quindi che, pur evidenziando alcuni particolari che ne connotano la differenza, mantengono lo stesso filo conduttore: libertà compositiva nella progettazione sia di volumetrie verticali/orizzontali, sia di pieni/vuoti in contrapposizione materica e cromatica, attraverso una scansione degli spazi più originale e funzionale».

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