Come di consueto, il rapporto Design Economy 26 è stato presentato a Milano presso l’ADI Design Museum di Milano. Una riflessione ampia e condivisa tra i diversi partner, tra cui Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI Associazione per il Disegno Industriale, che ha ribadito l'importanza di un comparto che in Europa conta circa 295 mila imprese, con un fatturato complessivo di 31 miliardi di euro (+3,2% rispetto al 2023 e +23,8% nel triennio); anche l’occupazione mostra un andamento positivo, con oltre 356 mila addetti (+4,8% su base annua e +16,1% nel triennio).
L'Italia si conferma leader
Nel 2024 si conferma il primato del nostro Paese per numero di addetti UE, 54 mila operatori tra cui imprese, liberi professionisti e autonomi che hanno generato un valore aggiunto pari a 4 miliardi con 76 mila addetti. Un valore pari al 21,5% del totale europeo prima di Francia (14,9%) e Germania (14,0%). Completano il quadro Paesi Bassi e Polonia, rispettivamente al quarto e quinto posto, con quote pari al 9,1% e all’8,5%. Analogamente a quanto osservato per gli addetti, anche il valore economico generato dal design risulta fortemente concentrato nei Paesi caratterizzati da economie industriali più avanzate.
Oltre la metà (51%) del fatturato dell’industria europea del design si concentra infatti in tre soli Paesi: Italia (20,0% della ricchezza comunitaria prodotta), Germania (17,6%) e Francia (13,4%). Allargando anche a Paesi Bassi (11,8%) e Svezia (6,8%), cumulativamente si sfiora il 70% del totale.
Parlando ancora del nostro paese, Milano conferma la propria leadership, con oltre 7.300 imprese attive. Seguono Roma, Torino, Firenze, Bologna e Brescia: insieme, queste sei province concentrano oltre un terzo delle imprese di design italiane.
Milano e la Lombardia in testa anche per la formazione, concentrando il 28,7% degli iscritti universitari e il 36,5% di quelli AFAM, oltre ad attrarre il 61,9% degli studenti internazionali.Complessivamente, nell’anno accademico 2024/2025 in Italia si contano 100 istituti attivi e 369 corsi di studio (+5%).
“Anche quest’edizione del rapporto conferma la capacità attrattiva della Lombardia, e di Milano in particolare, per gli studenti di design italiani e internazionali. Allo stesso tempo, però, si registra una crescita significativa degli iscritti al Centro e al Sud, spesso in connessione con le specializzazioni produttive locali e territoriali. È importante notare come questi dati incoraggianti sulla formazione procedano in parallelo con quelli occupazionali: il design resta un settore in salute e si osserva una sostanziale coerenza tra la natura degli studi e la tipologia di lavoro svolto”, spiega Cabirio Cautela, Consigliere d’amministrazione POLI.design (Politecnico di Milano), “il rapporto sottolinea, inoltre, la posizione ormai consolidata dell’AI, vera e propria infrastruttura di lavoro utilizzata quotidianamente da progettisti e organizzazioni. L’AI generativa è percepita come un acceleratore di processi, più che come un agente creativo, ruolo in cui l’essere umano resta centrale”.
Generative Artificial Intelligence nel design
A proposito di intelligenza artificiale, il rapporto ha dedicato l'approfondimento di quest'anno proprio alla sfida più recente della crescente digitalizzazione.
In linea generale il livello di preparazione rispetto alla GenAI si concentra prevalentemente su valori medi: il 52,4% degli operatori del design partecipanti alla survey dichiara un livello “medio”, configurando una diffusione ampia ma non ancora pienamente consolidata delle competenze. Il livello “alto” è indicato dal 35,4% delle organizzazioni contro il 13,8% dei progettisti, evidenziando un vantaggio relativo delle strutture organizzate in termini di maturità tecnologica. Per un quinto dei rispondenti il livello di preparazione rimane ancora “basso” mentre solo il 6,2% dichiara una preparazione minima.
Le competenze maggiormente indicate dal campione, nella sua totalità, riguardano il “prompt design & strategy” (65%), la conoscenza di “aspetti etici legati al copyright” (52,4%), il “visual & content editing” (42,7%) e le competenze in chiave di “progettazione sostenibile” (quasi il 40%), seguita con un minimo divario dalla “prototipazione rapida condotta con strumenti ibridi” (39%). Il 94% dei progettisti e delle organizzazioni hanno consolidato le proprie competenze nell’utilizzo dell’AI generativa negli ultimi due anni.
“La trasformazione digitale, e nello specifico l’introduzione dell’intelligenza artificiale – ha commentato Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private in Italia - rappresenta per tutto il settore del design una priorità per lo sviluppo e la crescita sostenibile. Per massimizzare l’impatto però è fondamentale riprogettare processi e modelli operativi sulla base dell’IA, assicurando che il contributo umano sia valorizzato e non automatizzato. Le giuste competenze e l’utilizzo appropriato di queste soluzioni da parte degli operatori del design può tradursi in un’accelerazione che permetta di potenziare l’efficienza, ridurre i costi aziendali e ottimizzare le risorse. Integrare l’IA nel cuore delle organizzazioni è una sfida per tutto il settore, che non può prescindere dalla capacità di mettere in relazione strumenti tecnologici ed esigenze manageriali tipiche del Made in Italy, al fine di creare connessioni operative e strategiche con cui guidare il cambiamento”.
La sfida della sostenibilità
Tramite l’indagine diretta sono stati approfonditi anche i livelli di competenza e conoscenza di pratiche del design finalizzate al miglioramento della sostenibilità ambientale, tema che si conferma di estrema rilevanza all’interno del settore. L’81,9% dei soggetti intervistati reputa il proprio livello di competenza in materia medio-alto, con un picco dell’85,5% nel caso dei progettisti per i quali anche l’indicazione di un livello di competenza classificato come “alto” è più elevata (18,8% vs 14,6% delle organizzazioni).
Rispetto alla rilevazione dello scorso anno, la quota dei soggetti intervistati che considera le proprie competenze medio-alte si riduce di 9,8 punti percentuali (era pari al 91,7%). Tale riduzione potrebbe derivare non tanto da un effettivo arretramento delle competenze nel settore, quanto piuttosto da una crescente consapevolezza rispetto alla complessità e all’evoluzione continua della sostenibilità applicata al design che potrebbe aver portato gli intervistati ad un’autovalutazione più prudentee all’evoluzione continua della sostenibilità.
“La leadership italiana nel design – ha dichiarato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola - conferma il suo ruolo importante come infrastruttura immateriale del made in Italy, come dimostra il Salone del Mobile di Milano, ed è protagonista nella sfida della sostenibilità. Nel pieno di una transizione verde e digitale il design è chiamato nuovamente a dare forma, senso e bellezza al futuro. Il design è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che nel segno della bellezza rispondano ai dettami dell’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità. Un design di stampo umanistico aiuta anche ad addomesticare l’intelligenza artificiale. Perché come è scritto sul Manifesto di Assisi ‘affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro”.

il design come identità del made in Italy
“I dati del rapporto Design Economy 2026 – ha dichiara Luciano Galimberti, presidente ADI - confermano la solidità e la centralità di un settore che non solo genera valore economico e occupazione qualificata, ma contribuisce in modo determinante alla costruzione dell’identità del Made in Italy nel mondo. Infrastruttura culturale prima ancora che economica: uno strumento critico capace di orientare l’innovazione e dare forma ai processi produttivi. I dati restituiscono l’immagine di un sistema maturo, in cui Milano agisce da nodo propulsivo ma all’interno di una rete sempre più diffusa. In questo contesto, la sfida è governare le trasformazioni, tecnologiche e sociali, riaffermando il ruolo del progetto come pratica consapevole, responsabile e profondamente umanistica”.
Crediti e interventi
Ricordiamo che il rapporto è stato realizzato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design, ADI Associazione per il Disegno Industriale in collaborazione con CUID, Interni Magazine, AIAP e AIPI, AlmaLaurea Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, ADI Design Museum, Circolo del Design, con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Hanno introdotto il rapporto presso l’AD I Design Museum di Milano, Luciano Galimberti, presidente ADI; Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola; Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader Italia. Hanno presentato il lavoro Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione Symbola e Cabirio Cautela, Consigliere d’amministrazione POLI.design (Politecnico di Milano).
Ne hanno discusso Francesco Zurlo, professore ordinario Politecnico di Milano; Valentino Caporizzi, managing director Design Group Italia; Giacomo Grassi, Director of user experience INPS; Giselle Paola Chajin, Service & Business Design Director, Tangity – NTT DATA.
Ha moderato i lavori Laura Traldi, Digital Managing Editor Internimagazine.it.
Il rapporto si può scaricare dal sito di Fondazione Symbola



