Il 27 maggio 2024 il Consiglio europeo ha adottato il Regolamento Ecodesign (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation), approvato poche settimane prima dal Parlamento europeo. Una norma che segna un cambio di paradigma: per la prima volta, la progettazione ecocompatibile dei prodotti diventa obbligatoria per quasi tutti i beni immessi sul mercato dell’Unione europea. Entrato in vigore il 18 luglio 2024, il regolamento prevede che entro aprile 2025 la Commissione definisca un piano di lavoro con l’elenco dei gruppi di prodotti prioritari e i relativi requisiti ambientali. Per il settore del mobile e del legno-arredo, protagonista dell’export europeo e composto in larga parte da piccole e medie imprese, si apre una fase complessa e cruciale.
La sfida per il settore del legno-arredo
L’obiettivo è allinearsi ai principi della circolarità, della riparabilità e della durabilità, riducendo l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Ma il percorso non sarà semplice. Ne parliamo con Edi Snaidero, presidente di EFIC (European Furniture Industries Confederation) nonché consigliere incaricato del Gruppo Cucine di FederlegnoArredo. “Le regole sono in fase di definizione attraverso gli atti delegati, e noi di EFIC partecipiamo attivamente all’Ecodesign Forum della Commissione Europea per fare in modo che siano sostenibili per il settore del legno-arredo”. Il calendario è serrato. Secondo le previsioni, i nuovi criteri saranno pubblicati nel 2028, con un periodo di 18 mesi per l’adeguamento: in sostanza, entro il 2030 il sistema dovrà essere pienamente operativo. “Sono tempi molto stretti, perché presuppongono cambiamenti profondi dei prodotti e dei processi – avverte Snaidero –. Bisogna fare attenzione: regolamenti scritti male rischiano di generare effetti negativi, con norme troppo complesse o difficili da applicare, soprattutto per le aziende più piccole che rappresentano l’ossatura del settore”.

Il tema caldo della progettazione per il disassemblaggio
Il tema della progettazione per il disassemblaggio, per esempio, è al centro del dibattito. “La cucina è per definizione componibile, ma se il concetto di disassemblaggio arrivasse fino ai singoli componenti potrebbe diventare controproducente – spiega –. In un mobile di alta gamma, l’assemblaggio con incollaggio è sinonimo di qualità e durata, mentre un montaggio troppo elementare è tipico delle fasce di mercato medio-basse”. EFIC e FederlegnoArredo stanno dunque lavorando per far comprendere che la longevità del prodotto di alta qualità è di per sé sostenibile. “I prodotti di design e di pregio hanno una lunghissima durata, grazie alla qualità realizzativa e ai materiali impiegati – sottolinea Snaidero –. Alcuni criteri validi in generale potrebbero entrare in conflitto con le specificità del settore: l’obiettivo deve essere allungare la vita del prodotto, non solo facilitarne il riciclo”.
La riparabilità e il Passaporto Digitale del prodotto
Il tema della riparabilità è un altro fronte delicato. Tutto è ancora in fase di discussione, ma EFIC e FederlegnoArredo si stanno impegnando per far comprendere la complessità di un settore composto da oltre 130.000 aziende, molte delle quali a conduzione familiare o specializzate in produzioni di alta gamma. All’interno del quadro normativo, il Passaporto Digitale del prodotto è destinato a diventare uno strumento chiave. “Nel settore del mobile abbiamo già una scheda prodotto, ma il Passaporto sarà più esteso e riguarderà tutte le aziende europee. Può essere un’opportunità per comunicare la qualità e l’origine del prodotto, migliorando la trasparenza e diventando anche una leva di vendita” spiega Snaidero che però avverte: “Serve uno standard comune e controlli rigorosi sulla qualità delle informazioni, altrimenti il senso del Passaporto viene meno, soprattutto rispetto ai prodotti provenienti da Paesi extra-UE”.
Preparazione ai necessari passaggi organizzativi e finanziari
Per le imprese le sfide sono ancheorganizzative e finanziarie. L’applicazione dell’ESPR comporterà nuova burocrazia, aggiornamento dei processi produttivi, formazione e investimenti. EFIC ha già predisposto documenti informativi e linee guida per aiutare le aziende ad anticipare i cambiamenti. “È fondamentale offrire conoscenza e preparazione, anche se può sembrare presto – osserva Snaidero –. Dubito che si riuscirà ad applicare pienamente il regolamento entro il 2030, se i cambiamenti richiesti saranno profondi: servirà più tempo per permettere alle imprese di trasformare i prodotti e far evolvere le gamme esistenti. Le aziende più strutturate hanno già persone deputate, però è chiaro che in una fase di mercato non semplice come quella attuale dare priorità a questo tema, che è in divenire, risulta difficile: oggi le priorità sono i nuovi mercati, la riduzione dei costi, perché la sostenibilità ambientale è un tema importante ma deve essere accompagnata anche da quella economica”.
Rigore nei controlli per salvaguardare la competitività
Sul piano competitivo, infatti, la sfida più grande sarà garantire parità di condizioni tra produttori europei e importatori. “Le imprese europee sono le più preparate e disponibili al cambiamento, lo sentiamo come esigenza e opportunità – spiega Snaidero –. Ma se non ci sarà rigore nel controllare i prodotti provenienti da fuori Unione Europea, si rischia di creare una disparità di costi che penalizzerebbe la competitività interna”. Il rischio è che la sostenibilità, se non accompagnata da equità regolatoria, diventi un onere più che un valore. D’altro canto, se applicato con coerenza, l’ESPR Ecodesign potrebbe diventare una leva di innovazione e qualità, spingendo il mobile europeo verso un posizionamento ancora più distintivo sui mercati globali. In definitiva, l’Ecodesign rappresenta una sfida epocale ma anche un’occasione unica per rinnovare il settore. “L’ESPR può essere un vantaggio solo se ci sarà rigore nell’applicazione e attenzione alla struttura produttiva europea – conclude Snaidero –. L’economia circolare può portare nuove opportunità se i requisiti saranno appropriati e fattibili, preservando la creatività dell’industria del mobile e garantendo alle aziende il tempo necessario per adattarsi”.



