In Cina la partita si gioca sulla cultura

È fresco di stampa il terzo numero del magazine Veneta Daily che Veneta Cucine pubblica semestralmente in  lingua cinese. Un chiaro segno di come l’azienda affronti con particolare attenzione e grande rispetto il mercato potenzialmente più grande del mondo, in cui il brand è presente dal 2000 e dove oggi Veneta Cucine ha una rete di 21 punti vendita. E nelle 80 pagine del Magazine trovano spazio  gli eventi legati al mondo del design , con particolare attenzione a quello cinese, e le storie degli imprenditori cinesi, dealer e progettisti, che da tempo hanno creduto nel brand italiano. “Veneta Daily è anche l’occasione per presentare i loro migliori progetti e per far conoscere la loro professionalità, che è in continua evoluzione”, racconta Francesco Dell’Agnello, product manager dell’azienda, che segue con particolare attenzione le attività di marketing e lo sviluppo del mercato in Cina. “Le nuove generazioni stanno definendo un proprio stile ed esiste un movimento culturale diffuso che va capito e rispettato”.

Qual è allora la chiave per approcciare con successo questo mercato?
Sicuramente non bisogna avere l’atteggiamento dei colonizzatori ma piuttosto quello di una piena collaborazione. Oltretutto in Cina non esiste una conoscenza diffusa dei marchi italiani al contrario di quelli tedeschi, che si avvantaggiano di un sistema paese forte e oggi “Germany” è già di per sé un brand. Per questo sono loro i leader stranieri nel settore cucina mentre lo spazio per gli italiani è tutto da costruire e troppo spesso i nostri imprenditori si comportano da “opportunisti”,senza una strategia di lungo periodo“.
 
In particolare qual è la strategia di Veneta Cucine?
Per arrivare a una presenza consolidata come quella attuale, l’azienda ha investito molto e continua a farlo. Grazie alla collaborazione di un partner locale, oggi abbiamo una presenza forte scandita da un doppio binario: da una parte la produzione in loco su licenza e dall’altra la vendita degli arredi “premium” realizzati in Italia. Anche per i mobili prodotti in Cina si persegue la politica di un ottimo standard di qualità, perché una crescita duratura si può solo costruire attraverso un percorso rigoroso. In ogni caso abbiamo sempre l’umiltà di ascoltare e la capacità di interpretare le loro esigenze. Ad esempio, per la progettazione, abbiamo studiato e applicato la logica del Feng Shui, sapendo quanto possa essere importante nella loro cultura. Il tutto senza mai dimenticare la nostra identità che vogliamo valorizzare al massimo e compito del marketing è quindi di coordinare tutte le attività che possano far conoscere il brand. Oltre, come abbiamo già detto, a editare un Magazine apposito per questo mercato, abbiamo partecipato alla prima e alla seconda  edizione della Bejing Design Week, siamo presenti su tutte le edizioni cinesi delle principali riviste italiane e internazionali di design, abbiamo un sito web dedicato, curiamo i layout delle showroom e dedichiamo risorse significative alla formazione dei retailer“.

A proposito di retail, come si sta evolvendo la distribuzione in Cina?
“Premetto che sicuramente il mercato più importante per giro d’affari, anche se ha avuto recentemente una lieve battuta di arresto, è quello legato al contract, in cui valgono le logiche delle relazioni e la capacità di essere fortemente competitivi sui prezzi. Parlando di numeri meno importanti, sta crescendo contemporaneamente il mondo del retail che Veneta Cucine presidia già con i suoi 21 punti vendita. Il riferimento primario rimane lo studio di architettura, ma non stiamo parlando delle realtà più grandi, ma di quelle più piccole ed emergenti che seguono con interesse il mondo dell’interior e che sono degli influenzatori importanti per la committenza più evoluta”.

Quali sono i trend più interessanti e che maggiormente identificano un prodotto italiano?
“Il gusto minimal che tanto ha influenzato, anche con grande successo, il design italiano in cucina non è necessariamente la chiave giusta per far breccia in Cina. Il Made in Italy è particolarmente apprezzato quando è declinato su un prodotto ricco, possibilmente in legno, dove si può leggere più chiaramente l’eccellenza della nostra produzione. In generale bisogna insistere sugli aspetti culturali legati al Made in Italy che in Cina sono ancora poco noti. Per fortuna stiamo parlando di un popolo che legge molto e che oggi inizia anche a viaggiare e confrontarsi con le altre culture. Con molto orgoglio per la propria, e questo non va mai dimenticato”. 

Pubblica i tuoi commenti