Assarredo e il mercato cinese

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All’ultima assemblea di Assarredo è stata presentata la ricerca dedicata alla Cina commissionata al Politecnico di Milano

Un momento dell'inaugurazione dello showroom Elmar a Shanghai. Un esempio dell'attività dei produttori di cucina in Cina.

Per il secondo anno consecutivo, l'Assemblea Generale di Assarredo, tenutasi a Sirmione il primo luglio, ha richiamato l'attenzione sulle caratteristiche del mercato cinese grazie agli interventi di Teresa Gargiulio, direttore del Centro studi e politiche industriali di FederlegnoArredo e di Giuliano Noci, Prorettore delegato del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano che ha condotto una ricerca ad hoc per il settore. Un'indagine che come prima considerazione sottolinea l'importanza di ragionare per "città" (e non solo in Cina) che spesso, singolarmente, possono valere il potenziale di un intero paese. "Quando si parla di Cina, ci riferiamo a un continente, a molti mercati e a moltissime opportunità.
In Cina si sta verificando il più importante processo di urbanizzazione della storia che nei prossimi 20 anni riguarderà oltre 500 milioni di persone -
specifica Noci - oggi la Cina presenta due velocità: le aree di Shanghai e Pechino stanno rallentando, mentre crescono ancora del 14% per cento altre "periferiche" dove sono stati pianificati investimenti impressionanti".
Sui consumi potenziali del "dragone" ha svolto uno studio molto approfondito anche Confindustria, che si può scaricare nella sua versione integrali, ma la premessa per intercettarli emerge chiaramente dalle considerazioni di Noci sulla distribuzione del mobile e sulle possibili sfide che deve affrontare il settore per conquistare una quota più significativa in Cina dove sta crescendo anche l' import (vedi slide della presentazione) e non solo l'export. "Le nostre aziende sono favorite da una percezione generalmente positiva dell'Italia - continua Noci - a nostro sfavore, però, pesano tre "macchie" che devono essere eliminate: mi riferisco allo scandalo Da Vinci (azienda commerciale cinese che è stata accusata di vendere come fatti in Italia prodotti realizzati in Cina n.d.r.) ma anche al gusto troppo minimalista del nostro design e, soprattutto, alla mancanza di una comunicazione corretta che generi cultura e conoscenza. E su quel fronte tutti si devono impegnare, coinvolgendo i propri dealer e i designer cinesi che oggi non sanno comunicare i valori del nostro Made in Italy perché non li conoscono. Bisogna invece creare una rete di ambasciatori attendibili e preparati, attività che i tedeschi e francesi hanno svolto già con impegno. I distributori, che vivono in contatto diretto con i designer e gli architetti, vendono mobili costosissimi senza saperne nulla mentre invece la nostra tradizione deve essere raccontata e le imprese devono costruire insieme a loro questo racconto. Il designer cinese va coccolato e non trattato da spia come avviene spesso a Milano, durante il Salone del mobile. Anzi sarebbe interessante organizzare eventi specifici per loro durante il salone. Infine una considerazione sul controllo del prezzo che può essere una variabile rischiosa. Spesso è utilizzato come elemento di prestigio, ma per il super ricco costiamo troppo poco, mentre per la fascia media siamo troppo cari in base a una notorietà inesistente. Invece la partita in futuro si gioca proprio sulla classe media. E' un lavoro lungo che richiede devozione e attenzione, ma che può dare risultati straordinari".

Anche l'approfondito studio di Confindustria "Il bello e ben fatto italiano nei nuovi mercati Ostacoli, punti di forza e focus Cina", pone l'accento sul ruolo determinante che può e deve svolgere la diffusione della cultura italiana, dall'arte al cinema, dalla gastronomia al design, per promuovere una conoscenza di marca che ancora è da consolidare, soprattutto nel settore arredo.
"Entrare in Cina, che è così vasta, eterogenea e lontana culturalmente e geograficamente, è come vincere una gara di pentathlon, in cui l'atleta deve valutare in ogni disciplina le proprie capacità e quelle dei concorrenti e bilanciare gli sforzi a seconda delle proprie peculiarità". Con questa metafora eloquente lo studio di Confindustria entra nel merito di alcune considerazioni fondamentali per conoscere meglio "Il dragone" e le dinamiche che regolano i consumi di un paese la cui crescita è stata il fenomeno economico più macroscopico degli ultimi venti anni.  Secondo lo studio ci sono almeno cinque capacità cruciali per vincere il pentathlon del bello e ben fatto in Cina: conoscere l'andamento dei consumi e delle forze che lo alimentano, analizzare il profilo dei consumatori, selezionare in termini geografici il proprio mercato di riferimento, conoscere le barriere commerciali all'ingresso dei propri prodotti, e analizzare il sistema distributivo e scegliere la modalità più adatta a presidiarlo.  Passaggi che richiedono una analisi e una conoscenza profonda di una realtà che è paragonabile a un continente, ma che come cita lo studio, è affascinato dall'Italia.
"Per vincere la gara ci vuole, però, il tifo," commenta infine lo studio, "un elemento che va oltre le capacità dell'atleta, ma che lo sostiene nel suo impegno: è questo il caso della diffusione della produzione culturale italiana in Cina. Essa è un veicolo fondamentale per i beni belli e ben fatti. Valutare il grado di conoscenza della nostra cultura e le possibilità che l'industria culturale offre ai produttori di BBF per far conoscere i propri prodotti è quanto mai cruciale".
Una attività di promozione che Assarredo ha fatto propria con il progetto "Cucina, anima, design: l'Italia che vive", che non a caso include tra le sue tappe anche la Cina,e in particolare Shanghai, dove è previsto un appuntamento del Kitchen Tour.

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